Caso Ruby. Condannato Emilio Fede: diffamò la modella Imane Fadil

Diecimila euro di multa e quarantamila euro di risarcimento per diffamazione a mezzo stampa


Diecimila euro di multa e quarantamila euro di risarcimento provvisionale: è questa la pena che il Tribunale di Milano ha inflitto all'ex direttore del Tg4 Emilio Fede per diffamazione aggravata a mezzo stampa ai danni di Imane Fadil, già parte civile nel processo penale per il cosiddetto Ruby-bis. È quanto stabilito dal giudice monocratico Ivana Pane, che ha riconosciuto la provvisionale alla modella marocchina in attesa che il giudizio civile stabilisca il risarcimento.

Emilio Fede si era scagliato contro Imane Fadil, modella marocchina torinese d'adozione, durante il suo telegiornale e l'aveva accusata di aver tentato di estorcergli 50.000 euro durante una cena in cambio del silenzio sulle cene "eleganti" di Arcore, al centro del secondo processo sul caso Ruby. La circostanza si è rivelata infondata e Fede è stato giudicato colpevole di diffamazione aggravata a mezzo stampa.

Il 9 agosto 2011 la Fadil era andata dai pm di Milano per raccontare quanto accadeva nelle serate ad Arcore, spiegando che lei vi aveva partecipato "senza avere rapporti sessuali con nessuno", con la speranza di ottenere un ingaggio televisivo, visto che lo stesso Emilio Fede "diceva di essere mio amico". Più tardi, Fadil ha dichiarato di essere stata avvicinata da diverse persone, tra cui sedicenti personaggi dei servizi segreti, che l'hanno minacciata affinché ritirasse le sue accuse, da cui è nato il processo stralcio contro Fede, Lele Mora e Nicole Minetti.

Emilio Fede, all'epoca ancora direttore del Tg4, aveva denunciato in onda il presunto ricatto subito da parte della modella:

C’è il rischio del ricatto. Direi che bisognerebbe arrestarla una che fa questo in cambio di soldi, cioè che in cambio di soldi racconta falsità pericolose.

Il pm Simone Vettoretti, che aveva chiesto una condanna a otto mesi per Fede, ha definito la diffamazione di “notevole rilevanza, fortemente denigratoria e offensiva. Non si tratta di diritto di cronaca o di critica, ma dell’uso privatistico del mezzo televisivo per attaccare una persona per questioni professionali”. Ad aggravare la situazione del giornalista, secondo l’accusa, è anche il comportamento processuale di Fede, che “non si è mai presentato, fatto interrogare né ha rilasciato spontanee dichiarazioni”

© Foto Getty Images - Tutti i diritti riservati

  • shares
  • Mail