Un giorno in pretura puntata del 2 novembre 2013: lo scandalo della clinica Santa Rita di Milano, prima parte

La prima delle tre puntate di Un giorno in pretura dedicata allo scandalo della clinica Santa Rita spiega come sono nate le indagini e come si è arrivati al processo.

Sabato scorso 2 novembre, a Un giorno in pretura, è cominciato un ciclo di tre puntate dedicato allo scandalo della Clinica Santa Rita di Milano, dove è stata truffata la sanità pubblica gonfiando i costi delle prestazioni, dei ricoveri e degli interventi effettuati. Quello che però in un primo momento sembra un caso di truffa, diventa ben presto un caso di lesioni aggravate, quando dalle indagini salta fuori che sono state operate inutilmente un gran numero di persone al solo scopo di arricchirsi.

Imputati al processo di primo grado presso il Tribunale penale di Milano sono la proprietà della clinica Santa Rita e i vari reparti, in particolare il reparto di chirurgia toracica diretto dal dott. Brega Massone e dalla sua equipe, composta dal dottor Presicci e dal dottor Pansera. Il notaio Pipitone, proprietario della clinica, ha patteggiato una pena di un anno e sette mesi per truffa, riconoscendo di non aver vigilato a sufficienza.

Il processo si divide in due filoni: il primo riguarda il reato di truffa e cioè tutti quegli accorgimenti per gonfiare i rimborsi che la sanità pubblica pagava alla clinica convenzionata, il secondo riguarda invece le lesioni gravi, e cioè tutte quelle operazioni che secondo l'accusa venivano effettuate inutilmente.

La prima puntata di Un giorno in pretura dedicato al caso della clinica Santa Rita è dedicata al come è nata questa inchiesta. Tutto nasce da un esposto anonimo arrivato alla Guardia di Finanza nel marzo del 2006, che indicava un numero spropositato di interventi chirurgici per il numero di posti letto posseduti dalla clinica. Le prime indagini portate avanti dalla Guardia di Finanza portano ad accertare, intanto, che venivano fatte passare per day hospital - e quindi rimborsate dalla Sanità pubblica - anche le terapie fisioterapiche che duravano un'ora al giorno.

Dopo questi primi accertamenti, per ottenere ulteriori elementi probatori, gli inquirenti misero sotto controllo tutte le utenze telefoniche di quanti lavoravano nei reparti della Clinica Santa Rita in cui si rilevavano anomalie, scoprendo che c'era davvero qualcosa di illecito.

Per capire da cosa nascono queste irregolarità, va precisato che il dottor Brega Massone, primario del reparto di chirurgia toracica, aveva un contratto a prestazione con la clinica Santa Rita, e questo voleva dire solo una cosa: più operava più guadagnava. Ad aiutarlo negli interventi chirurgici c'erano poi il dottor Presicci e il dottor Pansera, scelti personalmente dal primario.

Le indagini, dopo il primo esposto anonimo e i primi accertamenti, proseguono con tantissime intercettazioni telefoniche, che diventano prove importanti contro il dottor Brega Massone e che portano a una svolta nelle indagini: si passa da truffa a lesioni gravi, e in seguito a questi sviluppi vengono sequestrate tutte le cartelle di chirurgia toracica.

Per l'accusa, il dottor Brega operava facendo leva sulla paura dei pazienti di poter morire per un tumore, aspetto che viene sottolineato da molti dei testimoni ascolti in aula, e operati dallo stesso primario per patologie spesso inesistenti, e con interventi importanti che hanno lasciato strascichi rivelanti nella salute dei pazienti.

La prima puntata si conclude con le primissime dichiarazioni in aula dell'imputato, Brega Massone, che racconta come è arrivato, a soli 40 anni, a dirigere quel reparto alla clinica Santa Rita.

Sabato prossimo si riparte quindi da qui, andando a fondo nei casi di chirurgia toracica che si sono poi rivelati un modo per fare cassa ai danni della sanità pubblica.

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