Quarto Grado ultima puntata 1 novembre 2013

Rudy Guede dal carcere rompe il silenzio. Questo e altro nel nuovo appuntamento di Quarto Grado su Rete4 con Gianluigi Nuzzi e Alessandra Viero

Alessandra Viero e Gianluigi Nuzzi danno appuntamento al pubblico di Quarto Grado per venerdì prossimo, sempre alle 21.15 su Rete4.

L'omicidio di Katia Tondi


In studio sono presenti i genitori di Katia Tondi, la giovane mamma uccisa a San Tammaro tre mesi fa. La verità sembra sempre più vicina, e va dritta ai rapporti matrimoniali tra Katia e Emilio, suo marito. L'uomo - sia prima che dopo il matrimonio - ha avuto numerose scappatelle. Potrebbe essere questo il movente del delitto?

Sul luogo del delitto sono stati rinvenuti la fede della donna, tolta dal delitto, e dei bigliettini di ringraziamento del matrimonio della coppia lasciati per terra accartocciati. Nessuna impronta di estranei è però stata rinvenuta sul posto.

L'avvocato della famiglia Tondi spiega i motivi che hanno portato gli inquirenti a iscrivere Emilio Lavoretano nel registro degli indagati. Racconta di come i parenti dell'uomo, il giorno seguente al delitto, sono entrati in quella casa per pulire tutto e hanno buttato i vestiti di Katia, anche quelli indossati quando è stata uccisa.

C'è ancora incertezza sull'orario della morte di Katia, che secondo il medico legale va fatta risalere alle 16. Ma Emilio, il marito della donna, dice che alle 19 - prima che lui andasse a fare la spesa - lei era ancora viva. Katia è stata strangolata: l'arma del delitto potrebbe essere il filo di una piastra, un laccio di scarpa o una calza, ma non vi è ancora certezza.

La famiglia Lavoretano, attraverso i suoi legali, fa sapere di essere dispiaciuta per i sospetti che la hanno investita, e dicono di essere alla ricerca della verità esattamente come la famiglia Tondi.

La scomparsa di Irene Cristinzio: le segnalazioni


Ci sono state diverse segnalazioni sulla scomparsa di Irene Cristinzio, la professoressa di Orosei di 64 anni sparita da Orosei l'11 luglio scorso. Le segnalazioni portavano a Roma, ma si è accertato che la donna vista non è Irene. I familiari non credono all'allontanamento volontario di Irene, come invece credono gli inquirenti. La donna potrebbe aver avuto un incidente? Essere magari finita in mare? O investita?

La prossima settimana le forze dell'ordine inizieranno delle ricerche nei pozzi di Orosei e provincia, per non lasciare nulla di intentato.

La scomparsa di Roberta Ragusa


Si torna a parlare di Roberta Ragusa e della sua scomparsa. Per la Procura la donna è stata uccisa, ed è quello che diceva la stessa Roberta prima di sparire nel nulla. Lo conferma Benedetta, una sua amica, che racconta agli inquirenti l'ormai famoso incidente del 10 gennaio del 2012, quando il marito, Antonio Logli, le fece cadere addosso uno scatolone. Dopo quella strana vicenda, Roberta raccontò all'amica di avere il sospetto che il marito volesse ucciderla.

Quanto al supertestimone, Filippo Campisi, il vigile del fuoco che è certo di aver visto una donna in vestaglia uscire da casa Logli nel periodo della scomparsa di Roberta, l'uomo - dopo essere stato sentito dalla Procura - ha avuto un faccia a faccia con il legale di Antonio Logli durato oltre due ore.


L'omicidio di Sarah Scazzi e la difesa di Ivano Russo


Secondo le motivazioni della sentenza della Corte d'Assise, Sarah Scazzi è stata uccisa per gelosia, e il rapporto tra Sabrina Misseri e Ivano Russo sarebbe la causa scatenante del delitto. Ivano però non ci sta e va al contrattacco, minimizzando il rapporto con Sabrina.

L'inviata Alessandra Borgia ha parlato nei giorni scorsi con Ivano, che non vuole però più rilasciare dichiarazioni a tv e giornali, chiedendo tranquillità e serenità. In particolare, il ragazzo dovrà rendere conto ai giudici in un processo per falsa testimonianza sui suoi rapporti con Sabrina.

Al processo Sabrina spiegava di essere attratta fisicamente da Ivano, ma di non essere mai stata innamorato. È la verità? O cerca solo di allontanare da lei il sospetto della gelosia nei confronti della cugina?

La verità di Rudy Guede sull'omicidio di Meredith Kercher


Il 1 novembre di sei anni fa è stata uccisa Meredith Kercher. Per la prima volta dopo la sua condanna a 16 anni, Rudy Guede rompe il silenzio e scrive una lettera dal carcere a Quarto Grado:

«Gli stessi giudici che non mi hanno voluto credere, dicono che io non ho ucciso Meredith, non ho rubato e non ho fatto nessuna simulazione. Voglio evidenziare che chi ha commesso questo terribile fatto è ancora in libertà, che ad oggi purtroppo la verità non è stata ancora raggiunta e che mai si troverà, se si continuerà a sentire gente come Mario Alessi ed altri come lui. In questi ultimi giorni non ho fatto altro che sentire una distorta interpretazione dei fatti che riguardano la vicenda di Perugia, ma soprattutto una deformazione della mia persona e del mio carattere. Sento spesso persone, che non mi hanno mai conosciuto e che non conoscono niente del processo, dire che io sarei un bugiardo, un balordo e quant’altro. Io sarei un bugiardo, questo dicono i giudici, ma allora la verità qual è? Mi sono sempre sforzato di dire quello che in quella tragica sera ho visto e sentito, senza calunniare nessuno e senza accusare innocenti. La verità la deve cercare la giustizia e non io, non ci sarà però verità per Meredith finché si parlerà di violenza sessuale, reato che non ho mai commesso e che i medici legali escludono. Questa è una vicenda di dolore, chi ne parla non deve mai dimenticarselo. Dimentica il dolore chi senza rispetto parla di questa storia come se fosse al bar, dove superficialmente si può chiacchierare senza conoscere il processo».

L'avvocato di Guede, Nicodemo Gentile, ribadisce in studio quanto scritto dal suo assistito. Remo Croci intanto sottolinea come non siano mai state analizzate due prove: due tracce di sperma su una federa di un cuscino trovato sotto la schiena di Meredith e il sasso usato per rompere la finestra della camera di via della Pergola, per simulare un furto o per commetterlo.

“Quarto Grado” apprende che il giovane ingegnere pugliese è andato nel cimitero alle porte di Londra dove è sepolta la studentessa uccisa a Perugia: una visita fatta a fine 2011, poco dopo l’assoluzione in appello. Sollecito non avvisò i familiari di Meredith, ma si fece accompagnare da un suo amico inglese, per rivolgere una preghiera alla memoria di Mez, morta il 1° novembre di sei anni fa. Il prossimo mercoledì Raffaele Sollecito sarà in aula a Firenze alla ripresa del processo d’appello che lo vede imputato insieme ad Amanda Knox. Come ha annunciato, nel corso dell’udienza, renderà dichiarazioni spontanee. Il suo ritorno in Italia è previsto per domani.

L'omicidio di Chiara Poggi: le motivazioni della sentenza della Cassazione


Sono passati sei anni dall'omicidio di Chiara Poggi e ancora non c'è un colpevole, dopo l'assoluzione del fidanzato. La Corte di Cassazione, però, ha in pratica riaperto il caso annullando la sentenza di assoluzione di Alberto Stasi, con oltre 100 pagine di motivazioni rese pubbliche in questi giorni.

Il cugino della vittima, presente in studio, commenta la sentenza della Cassazione, dicendo che la famiglia di Chiara si sente finalmente ascoltata. Uno degli elementi di indagine da approfondire, secondo la Corte, rigurda la famosa bicicletta nera della famiglia Stasi mai analizzata. Il generale Garofano spiega che a distanza di sei anni possono essere fatti ancora degli esami.

Alberto Stasi non ha voluto commentare le motivazioni della Cassazione, ma ci ha pensato uno dei suoi legali, Fabio Giarda, che ai microfoni di Quarto Grado spiega:

«La Cassazione ha accolto i motivi di ricorso delle parti civili e della Procura generale che noi invece avevamo contestato. È entrata tanto nel merito della vicenda, quando invece avrebbe dovuto limitarsi a discorsi relativi alla legittimazione delle motivazioni di secondo grado. Chi si e' imbattuto nelle carte, chi ha letto veramente le carte, non come ha fatto probabilmente la Corte di Cassazione, ha capito che Alberto non c'entra niente. Alberto ha una sua vita per fortuna, riesce ad andare avanti: ha questa ‘spada di Damocle’ perché stiamo parlando di un fatto accaduto sei anni e mezzo fa. Non ci saremmo mai aspettati una sentenza di annullamento, probabilmente spinta anche dall'onda mediatica: ricordiamoci che due settimane prima c'era stato l'annullamento del caso di Perugia. Alberto attende fiducioso questo nuovo giudizio: non lo teme, nel senso che sa perfettamente di non aver commesso quello per cui è accusato. La gente purtroppo è convinta che sia stato lui ed è quindi difficile spiegare perché non è responsabile».

Interviene in diretta, telefonicamente, Rita Poggi, la mamma di Chiara, che ricorda la figlia e spiega come la loro vita sia cambiata dal giorno dell'omicidio. La signora Poggi ribadisce di aver sempre avuto fiducia nella giustizia e di voler continuare a cercare la verità per Chiara.

L'omicidio di Valentina Salomone: scarcerato Nicola Mancuso


In studio sono presenti i genitori di Valentina Salomone, la ragazza uccisa nel 2010 ad Adrano, in provincia di Catania, per commentare la scarcerazione di Nicola Mancuso, sospettato del suo omicidio. L'assassinio di Valentina è quindi ancora senza un colpevole. Si ripercorre il giorno del delitto, quando la ragazza prende parte a una festa in una villetta in campagna. L'atmosfera si fa presto pesante, per via di alcune discussioni di Valentina sia con Nicola - che è il suo amante - che con una ragazza di cui è gelosa. Quello che in un primo tempo viene fatto passare per un suicidio per impiccagione, grazie alla tenacia dei genitori appare per quello che è: un delitto. In un primo momento le indagini si concentrano nei confronti di Nicola Mancuso, e l'uomo viene arrestato quando sotto una delle scarpe di Valentina viene rinvenuto il DNA dell'uomo. Ma la guerra di perizie disposte sulla scarpa porta ulteriore confusione: per la difesa, infatti, non si tratterebbe di sangue della ragazza. Mancuso a inizio settimana viene scarcerato, nonostante la procura sia convinta della sua colpevolezza.

I genitori di Valentina sono certi della colpevolezza di Mancuso e promettono battaglia, dicendo che non si arrenderanno fino a quando gli assassini della figlia non saranno dietro le sbarre. L'ipotesi è comunque che si sia trattato di un omicidio di gruppo, dove ogni componente copre gli altri.

L'inviato del programma Simone Toscano racconta che dopo la scarcerazione, Nicola Mancuso si è rifugiato in campagna insieme alla moglie e ai loro tre figli, e si rifiuta di rilasciare dichiarazioni. I suoi avvocati sono ovviamente molto soddisfatti del risultato ottenuto, dicendosi certi che il dna rinvenuto sotto la scarpa di Valentina non sia sangue del loro assistito. La realtà è però che sul punto non c'è certezza.


Quarto Grado anticipazioni puntata 1 novembre 2013, gli argomenti di oggi


Quarto Grado, nella puntata in onda questa sera, 1 novembre, torna ancora una volta sul caso di Valentina Salomone. Gianluigi Nuzzi e Alessandra Viero ospitano i genitori della diciannovenne ritrovata impiccata ad Adrano nel 2010, all’indomani della scarcerazione di Nicola Mancuso, uno degli uomini indagati per la morte della giovane.

A tre anni esatti dalla morte di Meredith Kercher, rompe il silenzio dal carcere Rudy Guede, unico condannato in via definitiva a 16 anni per l’omicidio in concorso della studentessa inglese.

Tra gli altri temi affrontati dal settimanale a cura di Siria Magri, nuovi aggiornamenti sui casi di Roberta Ragusa e Katia Tondi. Su Crimeblog il consueto liveblogging della puntata.

Quarto Grado puntata 1 novembre 2013

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