Brescia, rapine e truffe ad imprenditori: sgominata banda di sinti

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Dieci persone sono finite in manette in queste ore tra Brescia, Mantova, Bolzano e Venezia nel corso dell'operazione denominata Derrick, frutto dell'omonima indagine che ha permesso di identificare una banda di zingari sinti dedita a truffe, furti e rapine su tutto il territorio oggetto dell'indagine.

I componenti della gang erano ufficialmente nullatenenti, ma in realtà possedevano ville, auto di lusso e grandi quantità di denaro contante per un valore complessivo stimato intorno agli 8 milioni di euro, tutto frutto di attività illecite. I dieci, è emerso nel corso delle indagini, avevano preso di mira una serie di imprenditori locali ed erano riusciti a truffarli e a farla franca.

Si spacciavano per magnati russi o degli Emirati Arabi e, dopo aver rintracciato imprenditori interessanti a vendere abitazioni, automobili e quant'altro, riuscivano a conquistare la loro fiducia e portarli a concludere la transazione. Alla fine, però, gli imprenditori si ritrovavano in mano una valigia piena di carta straccia. E non tutte le vittime hanno trovato il coraggio di denunciare le truffe.

Come spiegato dal vicequestore Roberto Giacomelli, che ha guidato la squadra mobile della Questura di Trento, la banda era riuscita a farla franca fino ad oggi in parte perché le somme di denaro truffate erano soldi in nero - e molti imprenditori avevano preferito tacere - e in parte perché le vittime venivano picchiate e minacciate di morte.

Quattro imprenditori, però, hanno deciso di denunciare la truffa ed è stato proprio grazie alla loro testimonianza che sono state avviate le indagini, culminate in queste ore con l'arresto di dieci persone e la denuncia a piede libero di altre venti.

Tutti devono rispondere all'accusa di associazione per delinquere finalizzata a commettere truffe, furti aggravati e rapine. Si legge in una nota ufficiale:

Il sequestro di beni è ritenuto dalla Polizia di Stato una linea d’azione strategicamente vincente nella lotta alla criminalità perché incide in maniera determinante sul fine sostanziale di ogni attività delinquenziale: quello del profitto.

Via | QuiBrescia

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