Lea Garofalo uccisa e sciolta nell’acido: 6 condanne all'ergastolo

CarloCosco

Si è concluso questa sera, dopo quattro ore di camera di consiglio, il processo di primo grado per l'omicidio di Lea Garofalo, la 35enne collaboratrice di giustizia uccisa e sciolta nell'acido nella notte tra il 24 e il 25 novembre 2009. I sei imputati, come chiesto martedì dal pm di Milano Marcello Tantangelo, sono stati condannati all'ergastolo.

Per Carlo Cosco, ex marito di Lea e padre di sua figlia Denis, e il fratello Vito Sergio è stato anche stabilito l'isolamento diurno per due anni, mentre per gli altri quattro imputati - Giuseppe Cosco, Rosario Curcio, Massimo Sabatino e Carmine Venturino, quest'ultimo ex fidanzato di Denise - l'isolamento diurno sarà di un anno. Per loro l'accusa era di sequestro di persona, omicidio e distruzione di cadavere.

Carlo Cosco, oltre a perdere la potestà genitoriale, dovrà versare una provvisionale di 200 mila euro alla figlia Denise e di 25 mila euro per il Comune di Milano, costituitosi parte civile nel procedimento.

Nel corso dell'udienza di oggi, prima che i giudici entrassero in camera di consiglio, Cosco ha chiesto di poter prendere la parola ed ha ribadito la sua innocenza:

Il pubblico ministero dice che siamo vigliacchi. Io ho la terza media, il pm è un dottore e laureato, ha ragione a dire che sei uomini che uccidono una donna sono vigliacchi. Lo farei anch'io se l'avessimo uccisa, ma noi non siamo vigliacchi perché non l'abbiamo uccisa. Se avessi avuto la sciagurata idea di uccidere la mia ex compagna, non mi sarei servito di cinque persone. Non è stato un omicidio, mai, mai.

Come al solito sarà necessario attendere le motivazioni delle sentenza per avere un quattro più completo della situazione e per gli eventuali ricorsi in appello.

Via | Il Messaggero

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