Lea Garofalo uccisa e sciolta nell’acido: il pm chiede 6 ergastoli

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Il processo per l'omicidio di Lea Garofalo, la 35enne collaboratrice di giustizia uccisa e sciolta nell'acido nella notte tra il 24 e il 25 novembre 2009, è arrivato alle battute finali.

Ieri il pm di Milano, Marcello Tantangelo, nel corso della sua requisitoria durata ben due giorni ha ripercorso gli ultimi momenti di vita della donna, mostrando anche le immagini delle telecamere in zona corso Sempione-Arco della Pace a Milano, dove la sera del 24 novembre Lea salì in auto insieme all'ex compagno, Carlo Cosco, padre di sua figlia Denise. Quella fu l'ultima volta in cui Lea Garofalo fu vista in vita.

A processo, per quel delitto, ci sono sei persone e il pm ha chiesto che vengano tutte condannate all'ergastolo con isolamento diurno di 18 mesi: Carlo Cosco, i due fratelli Giuseppe e Vito Sergio Cosco, Carmine Venturino, Rosario Curcio e Massimo Sabatino, tutti accusati a vario titolo di sequestro di persona ed omicidio.

Questi vigliacchi si sono messi in 6 per uccidere una donna indifesa, l’hanno legata e torturata e le hanno sparato in testa. L'ergastolo è la pena giusta per loro, la Costituzione lo prevede. Passeranno gli imputati lunghissimi anni in carcere e chissà che un giorno non provino rimorso per l'orrendo delitto. Pensate a Carlo Cosco che ha ucciso la mamma di sua figlia. E non c'entra nulla che non tutti abbiano materialmente ucciso.

E sempre nel corso della requisitoria è stata ricostruita la dinamica del delitto, definito "orrendo e caratterizzato da crudeltà inumana e pervicacia": Cosco, nel novembre 2009, convinse Lea a raggiungerlo a Milano per discutere del futuro della figlia. Una volta lì, si legge su Adnkronos, è stato messo in atto il piano:

Il piano per il rapimento, ricostruiscono le indagini, era stato organizzato quattro giorni prima: il noleggio del furgone da un cinese di via Paolo Sarpi, l'acquisto di 50 litri di acido, il magazzino dove svolgere l'interrogatorio e l'appezzamento dove la donna è stata successivamente sciolta nell'acido. Due complici di Carlo Cosco quella sera rapiscono la donna in strada e la consegnano a Vito e Giuseppe Cosco: i due prima la torturano per ore per farla parlare, poi la uccidono con un colpo di pistola. Il corpo viene quindi portato in un terreno nel quartiere monzese di San Fruttuoso e sciolto nell'acido.

Il processo continua.

Via | Corriere Della Calabria
Foto | NarcoMafie

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