Banda della Magliana: confiscati beni per 5 milioni a prestanome dell’ex cassiere Nicoletti

Giuseppe Giagnoli avrebbe gestito per conto di Enrico Nicoletti diverse società impegnate nel commercio di auto, occupandosi anche di tenere i contatti con soggetti in grado compiere azioni intimidatorie su chi era finito sotto strozzo.

La Direzione investigativa antimafia di Roma ha confiscato beni per 5 milioni di euro a Giuseppe Giagnoli, ritenuto il prestanome di Enrico Nicoletti, 75 anni, per gli inquirenti tesoriere storico e boss della banda della Magliana.

A febbraio dell’anno scorso Nicoletti venne arrestato per l’ultima volta in esecuzione di un ordine di carcerazione per pene residue legate a usura, estorsione e rapina (per un totale di 6 anni e 6 mesi di reclusione). In quell’occasione l’ex cassiere della banda criminale che tra la fine degli anni Settanta e l’inizio dei Novanta spadroneggiava nella capitale, ha accusato un malore e ai carabinieri ha detto:

 Sono vecchio. Non voglio morire in carcere.

Tra i beni confiscati oggi dagli uomini della Dia appartamenti, ville, terreni, auto di lusso e d'epoca, ma anche attività commerciali nella zona a sud di Roma.

Giagnoli, che ha 58 anni, secondo gli investigatori costringeva le vittime finite nella rete dell'usura a comprare auto presso le sue concessionarie a un prezzo superiore al valore reale, facendo poi pagare delle rate maggiorate che comprendevano anche i versamenti usurari.

Nel provvedimento emesso dalla sezione misure di prevenzione del tribunale di Roma si legge che:







"Giagnoli dopo aver accumulato un patrimonio a seguito di numerosi delitti, ha poi deciso di investire tale ricchezza nella più proficua attività usuraria, utilizzando il medesimo modus operandi appreso in via diretta da un criminale di notevole spessore come Enrico Nicoletti" .

Giagnoli dalla metà degli anni Novanta avrebbe gestito per conto di Nicoletti numerose società del settore del commercio di autoveicoli, mantenendo i contatti con soggetti in grado di compiere azioni intimidatorie su chi era finito sotto strozzo.

Nel 2003 Giagnoli era già stato rinviato a giudizio per associazione a delinquere di stampo mafioso con Nicoletti e altre 27 persone. L’uomo è stato sottoposto anche alla sorveglianza speciale di pubblica sicurezza per due anni. 

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