Delitto via Poma, la superperizia: nessun morso di Raniero Busco, trovati 3 DNA maschili

RanieroBusco2010

Colpo di scena nel caso dell'omicidio di Simonetta Cesaroni, la giovane uccisa con 29 coltellate il 7 agosto 1990 negli uffici dell'Aiag di via Poma, a Roma: Raniero Busco, ex fidanzato della vittima già condannato in primo grado a 24 anni di carcere, è stato scagionato dalla nuova perizia disposta nel novembre scorso dai giudici della Corte d’assise d’appello, dove si sta celebrando il processo di secondo grado.

I risultati della perizia - condotta da Carlo Previderè, ricercatore presso l'istituto di medicina legale dell'università di Pavia, Paolo Fattorini, direttore della scuola di specializzazione di medicina legale presso l'università di Trieste, e Corrado Cipolla D'Abruzzo, docente di medicina legale presso l'Università di Chieti - parlano chiaro: il segno sul seno sinistro di Simonetta, da sempre considerato un morso attribuito a Busco, non può in realtà ritenersi frutto di un morso.

Non solo: i tre periti, analizzando il corpetto della vittima, hanno riscontrato la presenza di tracce biologiche di almeno tre soggetti maschili, non compatibili con Busco, probabilmente frutto di una contaminazione tra reperti.

Quanto al presunto morso di Busco - è proprio su questo particolare che si è basato l'intero impianto accusatorio - i periti sono convinti che la lesione sul capezzolo sinistro della vittima possa essere attribuita "a una unghiatura parziale per strizzamento tra due dita del capezzolo ove sul posto il contatto avvenne propriamente con il margine ungueale e dall'altra parte ebbe ad agire solo il polpastrello; oppure all'azione di un altro mezzo escoriativi, teoricamente spicole ed apici dentari compresi (indentazione), ove la superficie di contatto e strusciamento fu limitatissima e magari appuntita".

Importanti dubbi, inoltre, sono emersi circa l'orario del delitto: finora l'omicidio veniva collocato tra le 17.15/17.30 e le 18.00/18.30 del 7 agosto del 1990, ma secondo i periti sarebbe più corretto collocarlo "tra le 18 e le 19 circa, con qualche piccola variazione adattata sulla scorta degli elementi circostanziali".

Tutti i particolari di questa perizia, ben 260 pagine già depositate, saranno discussi nel corso della prossima udienza del processo, prevista per martedì 27 marzo. Ma è ancora prematuro parlare di assoluzione certa di Busco. Questo il commento dei legali dell'uomo:

Non siamo ancora vicini all'assoluzione. Il processo è ancora tutto da discutere. È sicuramente positivo il fatto che i periti abbiano supportato, con i loro esame, la tesi difensiva. Va sottolineato, adesso, ancora una volta, che è impossibile attribuire le lesioni sul capezzolo di Simonetta a un presunto morso che le avrebbe dato il mio assistito Raniero Busco.

Dello stesso parere l'avvocato Massimo Lauro, difensore della famiglia Cesaroni:

L'impianto accusatorio è rimasto inalterato. Non è stato scalfito nulla a nostro parere. Inoltre la perizia, specie nelle conclusioni, è piena di forse e di potrebbe, va tutta spiegata. Vedremo cosa diranno in aula questi professori [...] Riguardo al morso vengono usati termini che non escludono molto. La possibile unghiata sul capezzolo è inverosimile. Al pari dell'ipotesi stracciata in primo grado del presunto mollettone. Mi sembra che ci sia della confusione. Le tracce di Busco sul corpetto e sul reggiseno, a parere mio e dei consulenti, indicano più di qualcosa. Altre valutazioni non ne faccio. Bisogna rispettare sempre il processo, la Corte.

Via | La Voce d'Italia

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