Stragi ‘93-processo Tagliavia: ci fu trattativa Stato-mafia


La trattativa Stato-mafia ci fu e a prendere l’iniziativa furono proprio pezzi delle Istituzioni, uomini dello Stato. Ma non sono emersi riscontri in merito al coinvolgimento del nascente partito Forza Italia con le stragi mafiose del 1993.

Sono state diffuse ieri le motivazioni delle sentenza del processo che in corte d’assise a Firenze ha condannato all’ergastolo il boss Francesco Tagliavia quale co-autore di quelle stragi (10 morti e una cinquantina di feriti).

La trattativa Stato-mafia venne "quantomeno inizialmente impostata su un do ut des” scrivono i giudici nelle motivazioni delle sentenza. “Non ha trovato consistenza l'ipotesi secondo cui la nuova 'entità' politica che stava per nascere si sarebbe addirittura posta come mandante o ispiratrice delle stragi" di via dei Georgofili a Firenze (5 morti); di via Palestro a Milano (5 morti) e del fallito attentato in via Fauro a Roma.

"Le gravi affermazioni formulate da alcuni collaboratori sul senatore Dell'Utri e su di un consapevole appoggio dato alla mafia dallo stesso Silvio Berlusconi e dal movimento politico da lui fondato ne '93, a quel che consta non hanno ricevuto una verifica giudiziaria, neppure interlocutoria".

A dimostrare che l'iniziativa fu presa da uomini dello Stato secondo le motivazioni della sentenza anche la linea più morbida sul 41 bis: "Quei provvedimenti ablatori del regime del carcere duro, che oggettivamente, e al di là di qualsiasi interpretazione o proposito, in quel contesto potevano apparire come sintomo di un cedimento alla mafia".

Scrivono i magistrati che per Cosa nostra “tra la fine del '93 e i primi del '94 si affacciò la possibilità di avere nuovi interlocutori politici con le imminenti elezioni e il tramite adatto fu individuato in Vittorio Mangano, ritenuto in grado di interloquire con Marcello Dell'Utri, e questo a sua volta con Silvio Berlusconi di cui si intravedeva l'ascesa politica".

Il processo Tagliavia comunque lascia "aperto ogni possibile scenario". Infatti secondo i giudici di Firenze "può essere accaduto che i contatti non si fossero estesi ai vertici della politica che si andava affacciando in quegli anni e, dall'altro, che le aspettative di 'cosa nostra' fossero state alimentate, e questa corte non puo' dire se con fondamento o meno, da uomini la cui vicinanza a Berlusconi era notoria come appunto Marcello Dell'Utri".

Foto | ©TMNews

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