Mafia, no alla revoca del 41 bis per Bernardo Provenzano: "è pericoloso"

Il tribunale di Sorveglianza di Bologna ha respinto la richiesta di revoca del 41 bis per Bernardo Provenzano: il superboss di Corleone resta al carcere duro.

Il superboss Bernardo Provenzano è socialmente pericoloso e per questo deve rimanere al regime di 41 bis. E' questa la motivazione che ha spinto i giudici del tribunale di sorveglianza di Bologna a respingere la richiesta di revoca del 41 bis, a cui invece si erano dette concordi le Procure di Palermo, Caltanissetta e Firenze.

Nonostante le condizioni di salute del capomafia, da settimane ricoverato in gravi condizioni - è da tempo afflitto da un tumore alla prostata e soffre di Parkinson e di un'encefalite in stato avanzato - il Tribunale ha preferito lasciarlo al 41 bis, in quando le sue condizioni non sarebbero incompatibili col carcere duro.

Per i giudici esiste ancora un "concreto pericolo di commissione di delitti". Nemmeno il deficit cognitivo attuale, scrivono i giudici nel provvedimento depositato ieri, fa ritenere affievolita la acclarata pericolosità sociale del soggetto, che potrebbe continuare a guidare la Mafia, dare ordini e fare richieste.

Per il Tribunale non è possibile stabilire quanto e in che limite la mancata collaborazione del predetto sia voluta o non, quindi è il caso che resti al 41 bis, così da evitare spiacevoli conseguenze.

A motivare la decisione c'è un episodio risalente al 17 agosto scorso, quando durante una visita della moglie, Provenzano le chiese: "la bottega come va?". In quella semplice domanda i giudici hanno visto un chiaro interesse di Provenzano negli affari illeciti dell'organizzazione mafiosa.

In definitiva, scrivono i giudici:

In caso di allentamento del regime attuale, il condannato ben potrebbe veicolare e ricevere messaggi all'esterno e dall'esterno, con potenziale gravissimo pregiudizio per la collettività, considerati il ruolo apicale del soggetto nell'ambito dell'associazione mafiosa di riferimento e la ferocia già dimostrata, e tanto più considerato che egli è detenuto dall'11-4-2006 dopo una lunga latitanza, e che sono tuttora latitanti esponenti di Cosa nostra come Matteo Messina Denaro, già in strettissimi rapporti con Provenzano, e che si assume tuttora tenere le fila e gestire per suo conto gli interessi ed affari illeciti del clan.

La battaglia della difesa di Provenzano non finisce qui.

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