Amedeo Matacena: "Pronto a fare i nomi dei corrotti"

L’ex parlamentare di Forza Italia condannato in via definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa aveva trovato rifugio negli Emirati Arabi.

Aggiornamento 23 marzo 2015, ore 11.43 - Intervistato in esclusiva dall'Ansa in connesso da Dubai, l'ex parlamentare, latitante dal luglio 2013, Amedeo Matacena lancia un messaggio che sembra più un monito ai suoi "amici" (o ex amici" in Italia:

"Se dovesse succedere qualcosa a me o ai miei familiari, verrebbero consegnati e pubblicati in Italia i numeri dei conti correnti svizzeri sui quali sono state depositate le somme delle tangenti dell'affare Telekom Serbia"

Camicia a righe, volto tirato e occhiali, l'ex parlamentare Matacena sembra più magro rispetto alle fotografiche che circolarono in seguito alla notizia dell'avviso di garanzia a suo carico; il politico aveva sin da subito fatto presene le sue preoccupazioni per l'incolumità sua e della sua famiglia: carte compromettenti, nomi di alto profilo, collusioni gravissime, tutte consegnate al silenzio di Amedeo Matacena, che nel corso dell'intervista ricorda le sue testimonianze in processi che vedevano implicati grossi leader politici (come Marcello Dell'Utri, poi condannato), testimoniando con le sue parole una vera e propria cieca fedeltà alla compagine politica forzista, che stando a quanto rivela all'Ansa lo stesso Matacena lo avrebbe "usato come uno straccio vecchio" nonostante lui avesse sempre garantito massima omertà nelle sue testimonianze.

E' così si va al gioco del "ricatto mediatico" perchè Matacena minaccia "rivelazioni scottanti se..." salvo poi rivelare davvero qualcosa:

"Furono portate delle tangenti con un aereo privato dalla Serbia in Svizzera. Un broker che conosco mise i soldi su tre conti correnti di tre importanti esponenti della sinistra italiana e mi consegnò quei numeri, che non sono l'unico a sapere. Non so per chi fa il ventriloquo il collega deputato del Pd Davide Mattiello. Io credo, però, che loro sappiano che se dovesse accadere qualcosa alla mia incolumità o a quella dei miei familiari, verrebbero subito resi noti questi conti correnti"

Parole che potrebbero essere anche solo degli schizzi di fango, sempre nell'ottica della "fedeltà" garantita nel corso della sua vita politica a Forza Italia. La latitanza di Matacena a Dubai viene descritta come "non dorata", sostanzialmente in solitudine:

"L'unica persona che considero essere un uomo è Claudio Scajola furono lui e Berlusconi a decidere di non ricandidarmi nel 2001. Lo rividi anni dopo e fui ovviamente freddo. Lui se ne accorse e mi disse che riteneva di avermi fatto un torto nel non ricandidarmi. Poiché oggi nessuno dice 'ho sbagliato', se già qualcuno ammette una colpa per me merita stima".

Arrestato Amedeo Matacena, l’ex parlamentare era latitante a Dubai

Fine della latitanza per Amedeo Matacena, già deputato di Forza Italia in fuga dallo scorso mese di giugno dopo la sentenza definitiva della Cassazione che lo ha condannato a 5 anni e 4 mesi di reclusione per l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa.

L’ex parlamentare, si nascondeva a Dubai e pare che abbia trascorso lì questi mesi di latitanza. Il Quotidiano della Calabria, spiega come l’arresto sia stato eseguito ieri 28 agosto da parte della sezione catturandi del nucleo investigativo dei carabinieri di Reggio Calabria in collaborazione con l’Interpol.

Matacena, catanese di 50 anni, che formalmente risiede a Montecarlo, è stato individuato e tratto in arresto dopo che gli investigatori hanno monitorato un volo che rientrava dalle Seychelles. L’ex deputato ora potrebbe chiedere asilo politico agli Emirati Arabi Uniti, di cui Dubai fa parte, per evitare l’espulsione e quindi di finire in carcere in Italia.

La vicenda giudiziaria di Matacena è relativa all’inchiesta Olimpia, condotta dalla Direzione investigativa antimafia reggina negli anni Novanta. L’uomo era accusato di essere un referente della cosca Rosmini di Reggio Calabria e nonostante - secondo l’accusa - quel legame non abbia prodotto significativi vantaggi materiali per il clan ne avrebbe comunque accresciuto il prestigio sul territorio.

Foto | Camera dei deputati

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