Delitto di Perugia. Amanda Knox: «Non torno in Italia per il processo»

La studentessa americana prepara il processo con gli avvocati ma non lascia gli Usa


Dopo che la Cassazione ha annullato la sentenza di assoluzione per Amanda Knox e Raffaele Sollecito, c'erano pochi dubbi sul fatto che la giovane studentessa americana, rientrata a Seattle dopo la scarcerazione, si sarebbe rifiutata di tornare in Italia. Oggi è lei stessa a togliere ogni dubbio con un'intervista al quotidiano La Nazione.

Non voglio sfuggire al nuovo processo che mi attende, ma non torno in Italia perché non capisco

Ha dichiarato la Knox, che viene descritta come "smagrita e in preda all'ansia", e che afferma di non capire perché la sentenza di assoluzione sia stata annullata, un procedimento del tutto estraneo alla cultura giuridica anglosassone. In questi giorni a Seattle Amanda è stata raggiunta dal suo team di avvocati che stanno preparando il nuovo processo, e quindi la giovane si è dovuta rituffare nelle carte processuali relative all'assassinio di Meredith Kercher, e a quello che è accaduto la sera del 1 novembre 2007 in quel villino di Perugia.

Ho sostenuto 86 udienze e in decine di occasioni ho presentato dichiarazioni spontanee, che altro dovrei dire o fare di più?

Oggi Amanda lavora tre giorni alla settimana come addetta alla catalogazione in una biblioteca cittadina, e nel resto del tempo studia lingue e scrittura. Ha una nuova storia d'amore e quindi quell'incontro a New York con Raffaele Sollecito di qualche mese fa non ha avuto alcun risvolto sentimentale.

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