Federico Aldrovandi: liberi i tre agenti condannati

Fine pena per tre dei quattro poliziotti condannati per omicidio colposo in merito alla morte di Federico Aldrovandi.

Federico Aldrovandi

Tornano in libertà oggi tre dei quattro agenti condannati in via definitiva a 3 anni e 6 mesi di carcere per il violento pestaggio che costò la vita, il 25 settembre 2005, al 18enne Federico Aldrovandi.

I tre poliziotti, Monica Segatto, Paolo Forlani e Luca Pollastri, si erano visti ridurre la pena di tre anni per via dell'indulto e nel gennaio dello scorso anno furono condannati dal Tribunale di sorveglianza di Bologna a scontare i sei mesi rimasti: in carcere per Forlai e Pollastri, ai domiciliari per Segatto.

E così, sei mesi dopo, i tre hanno terminato di scontare la propria pena e da oggi possono considerarsi uomini liberi. A breve tornerà in libertà anche Enzo Pontani, il quarto agente condannato a scontare i sei mesi residui ai domiciliari. Per un rinvio delle decisioni, l'uomo ha cominciato a scontare la pena residua qualche settimana dopo.

A dare la notizia del fine pena per i tre agenti ci ha pensato Franco Maccari, segretario generale del Coisp, il sindacato di polizia che si è sempre fermamente opposto alla condanna dei quattro militari:

Domani sarà un giorno molto speciale. Non solo perché finalmente torneranno completamente liberi i colleghi travolti dalla drammatica vicenda di Federico Aldrovandi, ma anche perché domani registreremo il primo caso in Italia di condannati per mera colpa che scontano fino all'ultimo secondo della loro pena non in libertà. Finalmente la storia ha trovato qualcuno a cui far sentire tutta la severità della legge che diventa spietatezza... […] Rimane e rimarrà sempre, come monito per tutti gli altri appartenenti alle Forze dell'Ordine, il trattamento da criminali incalliti riservato ai colleghi che sono gli unici entrati in carcere in Italia per scontare una condanna subita per una contestazione colposa negli ultimi quarant'anni.
Rimane, al di là del breve permesso che alcuni di loro hanno usufruito, il trattamento da criminali incalliti subito dai colleghi, ristretti in isolamento perché la loro vita è stata in pericolo in carcere, proprio come lo è stata e lo sarà sempre fuori.

La decisione del Tribunale di sorveglianza di Bologna, lo ricordiamo, era stata motivata dal fatto che i tre agenti, nel bloccare l'adolescente, violarono una serie di protocolli di intervento - compreso l'uso degli sfollagente - e il loro comportamento dopo la morte del giovane, che secondo il Tribunale non hanno mai dimostrato dispiacere o pentimento per il decesso di Federico Aldrovandi.

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