Consulta: carcere non più obbligatorio per lo stupro di gruppo

Niente più carcere obbligatorio per gli imputati per violenza sessuale di gruppo. A deciderlo, dopo la Corte di Cassazione, è la Consulta.

Sta facendo discutere e indignare un po' da tutte le parti la decisione della Corte Costituzionale che ha di fatto stabilito misure alternative al carcere per le persone imputate per la pesante accusa di violenza sessuale di gruppo.

Come già stabilito dalla Corte di Cassazione nel 2012, anche per la Consulta la decisione finale spetterà ai giudici. Anche in caso di gravi indizi di colpevolezza, il carcere non sarà automatico: i giudici dovranno valutare caso per caso e avranno il potere di stabilire misure alternative, evitando così che i sospettati di stupro di gruppo finiscano dietro le sbarre.

Con una sentenza emessa ieri, la Corte Costituzionale ha dichiarato l'illegittimità parziale dell'articolo 275, terzo comma, del codice di procedura penale, come avvenuto in passato anche con altri reati, dal traffico di stupefacenti ai delitti a sfondo sessuale e l'omicidio.

Ciò che vulnera i parametri costituzionali non è la presunzione in sè, ma il suo carattere assoluto, che implica una indiscriminata e totale negazione di rilevanza al principio del 'minore sacrificio necessario'.

Questo è quanto si legge nella sentenza n.232 depositata ieri. I giudici hanno spiegato che

la previsione di una presunzione solo relativa di adeguatezza della custodia carceraria, atta a realizzare una semplificazione del procedimento probatorio, suggerita da aspetti ricorrenti del fenomeno criminoso considerato, ma comunque superabile da elementi di segno contrario, non eccede i limiti di compatibilità costituzionale, rimanendo per tale verso non censurabile l'apprezzamento legislativo circa la ordinaria configurabilità di esigenze cautelari nel grado più intenso.

La modifica dell'articolo risale al 2010: la Corte Costituzionale aveva dichiarato la parziale illegittimità costituzionale di quell'articolo 275 del codice di procedura penale, quello modificato col Decreto Legge del 23 febbraio 2009 e convertito nella legge 23 aprile 2009, lo stesso articolo che introduceva il reato di stalking e stabiliva l’obbligatorietà della custodia cautelare in carcere per i delitti di prostituzione minorile, pornografia minorile, violenza sessuale, atti sessuali con minorenni, violenza sessuale di gruppo.

Poi fu la volta della Corte di Cassazione, che nel febbraio 2012 stabilì che i principi interpretativi fissati dalla Corte Costituzionale per i reati di violenza sessuale e atti sessuali su minorenni erano applicabili anche alla violenza sessuale di gruppo, permettendo di fatto agli autori di tali violenze di poter tornare in libertà su decisione del giudice.

In definitiva, conferma ora la Consulta, se si è imputati per violenza sessuale di gruppo, uno tra i reati più gravi che si possano commettere, non è detto che si finisca in carcere. La decisione finale spetterà al giudice affidato al caso.

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