Messina, peculato e truffa nei corsi di formazione: scattano arresti eccellenti

Nuova bufera sui corsi di formazione professionale della Regione Sicilia: raffiche di arresti per truffa e peculato

La Procura di Messina, nell'ambito di una maxi-inchiesta sui corsi di formazione professionale in Regione, finanziati con soldi pubblici provenienti dallo Stato e dall'Unione Europea, ha emesso undici ordinanze di custodia cautelare ai domiciliari e una misura di sospensione dall'esercizio del pubblico ufficio per associazione a delinquere finalizzata al peculato e alla truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche destinate a progetti formativi.

Secondo la procura a Messina esiste un vero e proprio sistema in grado di spartirsi facilmente i fondi destinati ai corsi di formazione: Lumen, Aram e Ancol, tre centri di formazione, gestivano un vero e proprio sistema, molto ben rodato, grazie al quale venivano gonfiati i prezzi delle prestazioni di servizio o degli acquisti di beni necessari per l'attività degli enti: il classico sistema (prestazioni spesso inesistenti regolarmente fatturate o banali rigonfiamenti dei costi) che si legava a doppio filo con un altro grande classico della truffa all'italiana.

I rappresentanti legali dei centri di formazione infatti, grazie alla compiacenza dei titolari di alcune società private (legati loro da vincoli di parentela, amicizia o fiducia) erano in grado di documentare spese e costi ben superiori alla realtà: i centri di formazione (enti senza scopo di lucro) dunque erano in grado di ottenere finanziamenti ben superiori alla loro effettiva necessità.

Tra gli arrestati figurano anche personaggi "eccellenti" a Messina: su tutti Chiara Schirò, moglie del deputato del Pd Francantonio Genovese (già indagato) e Daniela d'Urso (moglie dell'ex sindaco Giuseppe Buzzanca del Pdl), entrambe accusate di associazione a delinquere finalizzata al peculato ed alla truffa. Entrambe avrebbero avuto un ruolo importante in due degli enti di formazione coinvolti.

Tra gli arrestati anche Melino Capone, ex assessore comunale, ed Elio Sauta, ex consigliere del Pd, Graziella Feliciotto, Concetta Cannavò (già tesoriere del Pd di Messina e dimessasi dopo la notizia dell’inchiesta che la vedeva indagata), Natale Lo Presti, Nicola Bartolone, Natale Capone, Giuseppe Caliri.

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