Montalto di Castro, in 8 stuprarono una 14enne:
 dopo 6 anni nessuna condanna

Già in passato la Cassazione aveva sospeso la prima messa in prova concessa agli 8 ragazzi del branco subito dopo la violenza sessuale: uno di loro era stato denunciato per stalking. La madre della vittima: "Sono più delusa che mai, non credo più nella giustizia italiana".

    Update Il periodo di affidamento in prova ai servizi sociali disposto dal tribunale è di 2 anni e 6 mesi. Il pm aveva chiesto condanne per complessivi 32 anni di reclusione a carico degli 8 imputati.

Quando nella notte a cavallo tra il 31 maggio e il primo aprile del 2007 in otto violentarono una 14enne nella pineta del loro paese a Montalto di Castro (Viterbo) erano tutti minorenni.

Oggi a 6 anni di distanza da quello stupro di gruppo nessuno di loro ha pagato. Tutti i componenti del branco sono ora maggiorenni, ma nessuno ha subito una condanna.

Il tribunale dei minori per la seconda volta li ha anzi affidati ai servizi sociali. Saranno mandati in case di riposo per anziani e all'interno dei centri per donne maltrattate.

L’avvocato dell'associazione "Differenza donna" commenta:

"Stento a credere che un tribunale abbia pensato di inserire degli stupratori nei nostri centri. L'attenuante della giovinezza non dovrebbe esistere nei casi di violenza".

Già la Cassazione aveva sospeso la prima "messa in prova" che i giudici di Roma avevano concesso agli 8 ragazzi subito dopo la violenza sessuale perché uno di loro era stato denunciato dalla fidanzata per stalking, proprio dopo essere stato affidato ai servizi sociali.

La madre della ragazza stuprata esprime tutto il suo risentimento per quella che definisce senza mezzi termini come una "vergogna":

"Sono più delusa che mai, non credo più nella giustizia italiana. Ogni giorno vengono violentate ragazzine e donne. Tutti gridano denunciate denunciate ma poi per le vittime inizia il calvario mentre gli stupratori rimangono liberi. Dicono: allora erano ragazzi bisogna dargli una opportunità. E mia figlia allora? Non era quasi una bambina anche lei?".

Di decisione vergognosa parlano anche la consigliera comunale di Viterbo Daniela Bizarri e l’Unione donne Italia (Udi) che hanno espresso tutta la loro solidarietà alla mamma della vittima.

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