Intercettazioni telefoniche: sono davvero un problema?

Il Governo vara il disegno di legge sulle intercettazioni telefoniche inserendo alcuni “paletti”: restringe l’applicazione ai soli reati con pena superiore ad anni 10, rispetto agli attuali 5 anni, e introduce un limite massimo delle attività di ascolto che non può superare i 3 mesi. Aggravata anche la posizione di chi utilizza o rivela le intercettazioni o altre notizie coperte da segreto con pena prevista fino a 5 anni di reclusione, e si prevede l’arresto da 1 a 3 anni e ammenda da 500 a 1.032 euro per il giornalista che ne pubblica i contenuti. Motivi dichiarati del provvedimento sono la necessità di

“arginare la diffusione incontrollata dei contenuti delle intercettazioni e ridimensionare gli oneri derivanti dalle operazioni d’intercettazione”.

Rimane inalterato il ricorso alle intercettazioni per i reati di mafia, terrorismo e altri reati di gravissimo allarme sociale.

Si passa dunque alle vie di fatto su una questione che è da tempo oggetto di accesi dibattiti e che trova trasversali consensi sui motivi del provvedimento. Meno condivise risultano le soluzioni proposte dal Governo, che appaiono più impegnate a limitare l’impiego dello strumento e non a punire l’abuso.

In effetti appare difficile giustificare, in tale contesto, la limitazione dei reati per cui sono ammesse le intercettazioni, considerando che i casi nazionali che hanno evidenziato l’abuso delle intercettazioni con la loro pubblicazione, e che hanno fatto gridare allo scandalo, riguardano fattispecie per cui continueranno ad essere ammesse le intercettazioni.

Altri saranno invece i reati su cui non sarà più possibile indagare con l’ausilio delle intercettazioni. Tra i piu delicati per l’incidenza: la truffa aggravata, tra cui anche quella per il conseguimento di erogazioni pubbliche, la ricettazione, la procurata evasione, i furti anche aggravati, le minacce, le molestie telefoniche. Posizione dubbia per il reato di associazione per delinquere semplice che, se non verrà ricompresso nella sibillina formulazione degli “altri reati di gravissimo allarme sociale” rimarrà escluso dal novero, con evidente sollievo per numerose organizzazioni criminali dedite ai furti, al riciclaggio, alle truffe ed altri reati che, seppur ritenuti di poco conto (sarà poi davvero così?) assumono notevole gravità in forma associata.

Qualcuno osserverà che la limitazione tende a soddisfare maggiormente il secondo punto delle motivazioni, cioè la riduzione dei costi. Ma sono un problema reale? Oggi sono al 90% costituiti dai prezzi imposti dalle società telefoniche e dalle ditte che effettuano il noleggio delle apparecchiature con prezzi che sfiorano in media i 15 euro al giorno per le telefoniche e i quasi 100 per le ambientali. Trattandosi di conversazioni che transitano su linee digitali completamente automatizzate si sarebbe potuto anche intervenire calmierando i prezzi di un servizio che, tutto sommato, ancorché demonizzato, dovrebbe andare a favore di una esigenza di Giustizia che dovrebbe essere preminente per la tutela dell'intera collettività rispetto all’incremento degli utili di azienda.

Del resto le intercettazioni telefoniche, su cui molti hanno argomentato statisticamente additando l’Italia come la nazione che più di altre ricorre a tale strumento, rimangono sicuramente tra i pochissimi, se non unici, sistemi investigativi utili a debellare in profondità alcuni sistemi criminali.

Chi ritiene che vi sia un uso eccessivo, dimentica che in altri paesi vi è una maggiore collaborazione con gli organi investigativi a cui sono riconosciuti altri poteri e risultano rafforzati altri strumenti investigativi che invece in Italia sono assolutamente poco affidabili, se si considera, ad esempio, che chi è indagato può mentire o rifiutarsi di rispondere e che il teste può ritrattare senza temere grosse conseguenze.

Una considerazione a parte è da fare sul limite dei tre mesi che, se lasciato con tale formula ampia applicabile a tutte le intercettazioni, ulteriormente penalizza le indagini, anche per reati gravissimi, perchè è sufficiente ricordare che per comprendere i meccanismi di funzionamento di una cosca mafiosa o di una grossa organizzazione criminale, le indagini che hanno segnato la storia giudiziaria del nostro Paese hanno richiesto anche anni.

Il vero rimedio che avrebbe dovuto limitare l’uso deviato delle intercettazioni è la previsione di pena per coloro che diffondono le intercettazioni e per coloro che le pubblicano. Anche qui però il provvedimento non sembra essere così disincentivante. Cerco di ricordare, ma non trovo risposte positive, se finora, nonostante i numerosi scandali, sia mai stato individuato un solo “divulgatore abusivo” e mi chiedo quanto timore possa infondere una contravvenzione, seppur penale, di 1.032 euro ad un giornale che pubblicando le intercettazioni ne incassa 100 volte tanto. Non era più efficace la sospensione della testata per alcuni giorni dalle vendite come si fa con gli esercizi pubblici?

Mi domando se da cittadino sono più preoccupato dell’eventualità, molto remota se non faccio nulla di male, che qualcuno ascolti le mie telefonate (non so come e per quale motivo visto quanto gli costa, sicuramente annoiandosi a morte dopo qualche giorno), o dei numerosi autori di quei reati che per altre vie si vorrebbe ridurre ma che, con l’ulteriore limitazione di uno dei pochissimi sistemi efficaci di indagine, si rende ancor più difficile perseguire?

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