Silvia Caramazza: in un blog il suo sfogo e il racconto del suo incubo

Il cadavere della 39enne uccisa era stato trovato in un congelatore

Una fine terribile quella di Silvia Caramazza, la 39enne uccisa nella sua casa di Bologna. Il suo corpo è stato ritrovato qualche giorno fa, chiuso in un sacco e nascosto in un congelatore messo in una delle stanze da letto, e per il delitto è stato fermato il suo compagno Giulio Caria (che ha negato ogni addebito).

Aveva provato Silvia a raccontare il suo incubo, fatto di "ti controllo il telefono e le mail tramite un investigatore": le sue parole sono ancora impresse in rete, su un blog dal titolo 'Latte Versato', aperto nel 2005.

Nel suo ultimo post, datato 3 giugno, Silvia scriveva:

"C'è una linea sottile tra il sospetto e la violenza, psicologica intendo. Va da se che rompere telefoni cellulari o computer faccia parte di una violenza psicologica ben definita anche penalmente. Ma anche tenere sotto pressione una persona facendole credere di essere controllata non è un'azione che può passare così, senza colpo ferire"

Silvia accennava ad alcune telecamere messe in casa sua, ad un controllo continuo. Il tutto troverebbe conferma in un fatto, riportato da Il Resto del Carlino: il 24 maggio scorso Silvia si era presentata dai carabinieri per sporgere denuncia perchè aveva trovato una microspia nascosta in casa. Dopo una bonifica ne salterà fuori un'altra.

A proposito di Caria, che aveva le chiavi dell'appartamento (dato che convivevano da circa un anno e mezzo), ha detto agli agenti:

"E' geloso, ma si controlla. E’ molto curioso dei miei fatti miei personali, però mi concede molta libertà"

Un'amica riferisce però aggettivi ben diversi: a detta di Silvia Giulio è "ossessionante, possessivo, asfissiante" e la giovane aveva intenzione di lasciarlo.

Nel blog la 39enne fa riferimenti anche ad altri tipi di 'violenze':

"Se dico che non ho voglia di rapporti e mi tocchi non una, ma più volte ripetutamente, oltre a darmi un fastidiosissimo senso di repulsione, penso rientri tra le molestie sessuali. Poi mi dici che vuoi essere chiamato amore"

Non è l'unico post in cui Silvia racconta, sempre cripticamente, la sua situazione. In un altro post ad esempio chiedeva soltanto un po' di felicità:

"Se questo mio 'qualcosa' esiste, che per qualche ora mi renda felice. Questo chiedo. Non di più"

Sono tutte parole che, insomma, lette oggi, fanno davvero venire la pelle d'oca.

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