Trattativa Stato-Mafia, le rivelazioni di Riina: "io non cercavo nessuno, erano loro che cercavano me"

Si torna in aula a Palermo per una nuova udienza del processo sulla trattativa tra lo Stato Italiano e Cosa Nostra.

Mentre il processo sulla presunta trattativa tra lo Stato Italiano e Cosa Nostra prosegue a Palermo è stata depositata oggi una relazione della polizia penitenziaria in cui sono raccolte alcune affermazioni di Totò Riina, tra i principali imputati nel procedimento, fatte qualche settimana fa durante un trasferimento dalla sua cella alla sala delle videoconferenze.

Poche, ma importanti parole che sembrano confermare l'esistenza di questa trattativa. Riina, come è noto, non ha mai parlato, non ha mai fatto alcuna rivelazione eppure tra le righe di quella frase,

Le posso solo dire che era un galantuomo e che io sono stato andreottiano da sempre.

e ancora,

Io non cercavo nessuno, erano loro che cercavano me. Mi hanno fatto arrestare Provenzano e Ciancimino, non come dicono i carabinieri.

si potrebbe leggere una sorta di ammissione. Questo saranno i magistrati a stabilirlo. La relazione è stata depositata agli atti del processo e almeno per ora non è in programma l'interrogatorio di Riina. Gli agenti coinvolti in queste rivelazioni, però, sono già stati sentiti e tutti hanno confermato il contenuto di quella relazione.

Il pm: "infondate le eccezioni della difesa"

E' ripreso stamattina davanti ai giudici della corte d'assise di Palermo uno dei processi più complessi e delicati degli ultimi anni, quello sulla presunta trattativa Stato-Mafia, il lungo processo che servirà a far luce sulla stagione stragista che costituisce una delle pagine più buie e misteriose della storia dell'Italia, il periodo tra il 1992 e il 1994.

Sul banco degli imputati, rinviati a giudizio il 7 marzo scorso, ci sono boss mafiosi, ex ufficiali del ROS ed ex politici italiani, tutti accusati a vario titolo di violenza o minaccia a corpo politico dello Stato, falsa testimonianza, concorso in associazione mafiosa e calunnia.

L'ultima udienza era stata rinviata dopo che i difensori degli imputati avevano avevano obiettato sulla competenza della Corte d'Assise, sostenendo che il titolare del processo dovrebbe essere il Tribunale, e su quella dell'autorità giudiziaria di Palermo, sostenendo che fossero più competenti a Roma e Firenze.

Questo perchè, secondo gli avvocati difensori, la Corte di Palermo era stata dichiarata competente solo perchè al boss Bernardo Provenzano era stato contestato l'omicidio di Salvo Lima, il politico siciliano ucciso proprio a Palermo il 12 marzo 1992. Una volta stralciata la posizione di Provenzano, secondo i legali, quella competenza sarebbe venuta meno.

Stamattina, in apertura dell'udienza, la Procura ha ribadito che la competenza è della corte d'assise di Palermo e ha quindi chiesto alla Corte che vengano respinte tutte le eccezioni di incompetenza sollevate l'ultima volta. Il processo, quindi, deve essere celebrato a Palermo. Parola dei pm Roberto Tartaglia e Nino Di Matteo.

GLI IMPUTATI

Le persone rinviate a giudizio, sotto processo a partire da oggi, sono i boss mafiosi Totò Riina, Antonino Cinà, Leoluca Bagarella e Giovanni Brusca, accusati di violenza o minaccia a corpo politico dello Stato. Con le stesse accuse sono stati rinviati a giudizio anche gli ex ufficiali dei carabinieri, Antonio Subranni, Mario Mori e Giuseppe De Donno e l'ex senatore del Pdl Marcello Dell'Utri.

L'ex ministro Nicola Mancino è stato rinviato a giudizio per falsa testimonianza, mentre per Massimo Ciancimino, il figlio dell'ex sindaco mafioso di Palermo, l'accusa è di concorso in associazione mafiosa e calunnia.

La posizione del boss Bernardo Provenzano, è stata stralciata a causa delle sue gravi condizioni di salute: i periti hanno escluso una sua "capacità anche minimale di poter partecipare coscientemente al processo".

Totò Riina
Marcello Dell
Giovanni Brusca
Nicola Mancino
Leoluca Bagarella

Foto | Flickr

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