Caso Orlandi, nuovo interrogatorio di Fassoni Accetti: "doveva essere un finto sequestro"

Marco Fassoni Accetti, il supertestimone che ha permesso una svolta nel caso di Emanuela Orlandi, è stato nuovamente interrogato dalla Procura.

EmanuelaOrlandi

Sono passati 30 anni dalla scomparsa di Emanuela Orlandi e la verità sembra ancora lontana. Nonostante le rassicurazioni del procuratore aggiunto di Roma Giancarlo Capaldo, titolare delle indagini insieme al pm Simona Maisto, il giallo è ancora fitto.

La nuova spinta alle indagini si deve alle rivelazioni di Marco Fassoni Accetti, l'uomo che ha fatto ritrovare un flauto sostenendo che fosse appartenuto alla 15enne e che ha ammesso di essere il telefonista nonché tra gli ideatori del rapimento della giovane. Il fotografo è stato sentito molte volte nel corso di questi mesi, l'ultima proprio ieri.

Fassoni Accetti, scrive oggi il Corriere di Roma, non avrebbe fornito nuovi particolari, ma si sarebbe limitato a precisare quanto già affermato in precedenza, a cominciare dal motivo del sequestro di Emanuela Orlandi e di Mirella Gregori, anche lei sparita a Roma all'età di 15 anni il 7 maggio 1983 e mai più ritrovata.

Io non faccio chiamate in correità, fornisco il contesto e numerosi riscontri. Il nucleo di controspionaggio avrebbe rapito la Orlandi e Mirella Gregori per compiere pressioni per conto di ecclesiastici orientati in senso progressista. Due gli obiettivi: indurre Alì Agca a ritrattare le accuse ai bulgari di complicità nell'attentato al papa (in cambio di una sua futura liberazione) e colpire lo Ior di Marcinkus. Nostra controparte erano persone legate all'avvocato Ortolani e altre vicine a Thomas Macioce.

L'idea di partenza era quella di mettere in atto un finto sequestro, ma a causa di fatto non preventivati la situazione è sfuggita di mano. Quello che è certo, secondo Fassoni Accetti, è che Emanuela Orlandi sarebbe dovuta tornare a casa nel giro di 24 ore. Questo, però, non fu possibile:

prima perché il 23 giugno non avevamo in mano la denuncia di scomparsa da produrre in fotocopia ad Agca, poi perché ci arrivò voce che la commissione bilaterale tra Stato vaticano e italiano per esaminare la situazione dello Ior, fissata al 30 giugno, non sarebbe arrivata a un accordo.

Infine, come già emerso in passato, arrivò l'appello di papa Giovanni Paolo II, che diede risalto internazionale alla vicenda e complicò non poco le cose. E oggi, a distanza di 30 anni, ancora non sappiamo cosa sia accaduto davvero, né che fine abbiano fatto le due adolescenti.

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