Scatti di nera - American History X

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Potrà sembrare un film atipico per una rubrica di cinema criminale, ma in tempi in cui si fa un gran parlare di ronde, immigrazione e bande giovanili, American History X è una pellicola che ha molto da dire in proposito.
La storia in se è anche banale: Derek Vineyard, un nazi-skin, viene condannato per l’omicidio di un ragazzo di colore (in una delle scene più violente della storia del cinema) che, insieme ad altri, voleva entrare in casa sua. La galera gli farà capire che l'odio genera solo altri odio, quindi si impegna per impedire che suo fratello minore Danny segua le sue orme, tutto verrà vanificato dalla morte di Danny, ucciso nei bagni della scuola da un ragazzo di colore, ma la vera forza di questa pellicola non è la storia in se, ma come è raccontata.

Il film è giocato interamente sulla contrapposizione tra passato "oscuro" di Derek, raccontato in flash back non a caso in bianco e nero, ed il suo presente da "uomo nuovo" che ha pagato per le proprie colpe e che è pronto a ricominciare. La sua è la storia di tanti giovani arrabbiati pieni di paura e di dubbi che vengono sfogati attraverso la violenza, è la storia di ragazzi che vivono secondo le regole inculcate loro da "cattivi maestri" pronti ad usarli come uno strumento. E' la storia del deterioramento progressivo dei valori civili e sociali, la famiglia su tutti, ridotta ormai covo di odio e violenza, valvola di sfogo delle più disparate frustrazioni, e non ha caso la deriva nazista di Derek, e del fratello, nasce dai discorsi razzisti del padre, più che dalla sua morte per mano di una gang di colore.

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Il tutto è girato con un tocco estremamente "delicato", a volte quasi lirico, con una fotografia magnifica, sopratutto nelle scene in bianco e nero. Il regista, Tony Kaye, pur venendo dal mondo dei videoclip, lo si nota in un uso anche eccessivo del ralenty e da un accompagnamento musicale azzeccato, spesso in contrasto con quello che accade sullo schermo, riesce a portare lo spettatore nel vivo delle scene dipingendo in tono quasi documentaristico una Venice Beach ridotta a jungla d'asfalto popolata di bande pronte a scaricarsi addosso tutto il piombo disponibile.

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Se avete visto il film o se ne avete sentito parlare sicuramente ricorderete le due scene cardine: la brutale uccisione del ragazzo di colore dopo avergli fatto mettere la bocca sul marciapiede, prima evento cardine nella vita di Derek, e la violenza nei bagni da parte degli ex-compagni di credo, secondo punto cardine e decisivo punto di svolta nel processo di redenzione. E se nella prima scena Norton appare forte, muscolo, quasi divino (da notare il coro di voci bianche e le posa simile a Cristo) ma schiavo di un odio che lo porterà in carcere, così nella seconda abbiamo un uomo vulnerabile, debole, ma allo stesso tempo un uomo non più prigioniero delle catene dell'odio e pronto a cambiare le cose.

American History X non è un film facile, non lascia una via di uscita, non offre soluzioni per fermare la spirale di violenza, non regala un finale in cui tutti si tengono per mano e sorridono, anzi, nel vero finale, inedito in Europa, Derek tornerà tra le fine dei naziskin dopo la morte del fratello. L'intendo di questo film è la denuncia, vuole sbatterci in faccia la realtà di persone ignoranti, violente e manipolabili, deluse dalla propria vita e abbagliate da miraggi superoministici, pronte a rivendicare il proprio posto nella storia con le armi, sono persone che stanno intorno a noi, per cui ci scandalizziamo quando la cronaca le sbatte in prima pagina, ma basta poco a farle tornare nella sicurezza dell'anonimato, fino alla prossimo raid, alla prossima ronda.

Scatti di nera - American History X

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