Intercettazioni e reato di clandestinità: ho capito cosa c'è dietro

Ho capito in un lampo di genio la grandezza del progetto berlusconiano, di cui pensavo male fino al minuto prima, un pò sulla linea di D'Avanzo:

Non c'è dubbio che ci sia, a Palazzo Chigi, la pericolosa tentazione di sciogliere i nodi più intricati con un colpo di scure che liquida i diritti della persona e principi inalienabili della Carta Costituzionale. È una vocazione autoritaria, autenticamente di destra, che non va mai dimenticata. Richiede vigilanza, attenzione pubblica, controllo istituzionale.

Nel passaggio che segue, fortunatamente, ecco il primo indizio che mi ha fatto svoltare:

A chi conviene? Anche per il delitto di ingresso illegale nel territorio dello Stato, i dubbi dei magistrati non sono chiusi nel cerchio stretto dei principi (che pure sono minacciati), ma nel campo largo e assai visibile della concreta effettualità di quel disegno di legge. "Nei piccoli uffici dell'Italia meridionale esposti all'immigrazione clandestina - dice l'associazione magistrati - è di fatto impossibile celebrare centinaia di udienze di convalida dell'arresto e tantomeno processi per direttissima".

Quindi il ridimensionamento delle intercettazioni è un fatto sacrosanto, non come principio politico o del diritto, no, proprio come un fatto pratico: meno intercettazioni significa più soldi risparmiati di quei 280 milioni spesi per orecchiare i telefonini altrui. Più soldi risparmiati che verranno ovviamente girati per lo sviluppo di procure e tribunali nel sud dove non si riescono più nemmeno a celebrare i processi per la mafia.

Da domani, grazie a Silvio, basta soldi spesi per spettegolare sui potenti: si potrà finalmente spenderli per fare processi contro nullatenenti africani e albanesi. Questa sì che è Realpolitik.

Ecco qualche comento sul progetto berlusconiano di stringere con violenza sulle intercettazioni nelle indagini per i procedimenti penali. Se ne parla anche su Polisblog con un sondaggio che registra le impressioni negative dei lettori.

L'Unione Nazionale Cronisti Italiani, in attesa di conoscere nei dettagli il testo del provvedimento annunciato, sottolinea che non è possibile fare confusione tra intercettazioni realizzate in modo abusivo e quelle disposte dalla magistratura e che il contenuto di queste ultime, quando è allegato nei provvedimenti di richiesta di rinvio a giudizio, e quindi è stato portato a conoscenza dell'indagato, diventa pubblico.

"E' un progetto criminogeno", dice Di Pietro in un'intervista al quotidiano la Repubblica in edicola oggi. "Con quella legge lì, Mani Pulite sarebbe nata e subito morta. Perché Mario Chiesa (manager socialista del Pio Albergo Trivulzio arrestato nel 1992, ndr) lo abbiamo arrestato in flagranza, sì, ma solo perché era sotto intercettazione. E così tutti gli altri dopo di lui", spiega il leader dell'Idv.

Di Pietro addirittura provoca spiegando che pubblicherà sul proprio blog le intercettazioni troppo pericolose per la stampa.

Un link per capire la sentenza della Corte Europea dei diritti dell'Uomo è qui sul sito di Franco Abruzzo. La sentenza è citata da un comunicato del Segretario della FNSI.

Regole del diritto e abusi della prassi è un intervento tecnico e non recentissimo di un docente dell'Università di Roma, Mario Patrono, leggetelo per capirne qualcosa di più se già ci capite qualcosa. Altre reazioni le leggete in questa pagina di RAI News 24.

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