I 30 latitanti più pericolosi d'Italia: Pasquale Scotti


Sul fatto che sia ancora vivo i dubbi non mancano, ma per il Ministero dell’Interno rimane un ricercato di massima pericolosità. Pasquale Scotti, classe ‘58, al pari di Giovanni Motisi e Attilio Cubeddu, fa parte di quei super latitanti dalla sorte incerta.

Elemento di spicco della Nuova camorra organizzata di Raffaele Cutolo, Pasqualino o' collier Scotti è sempre stato considerato uno dei fedelissimi del “professore” di Ottaviano. Suo braccio armato e vice. Quando nell’82 Cutolo finisce in isolamento all’Asinara tocca a lui tenere le redini della Nco e di quello che ne rimane dopo il maxi blitz del giugno 1983.

Il 17 dicembre di quell’anno Scotti viene arrestato dopo una sparatoria con la polizia in cui rimane ferito. L’accusa è di aver ordinato l’omicidio di Giovanna Matarazzo, ballerina legata sentimentalmente a Vincenzo Casillo, ritenuto un altro pezzo da novanta della Nco saltato in aria con la sua auto imbottita di tritolo il 29 gennaio dell’83 a Roma.

Scotti dopo l’arresto sembra intenzionato a collaborare con gli inquirenti e comincia a raccontare dell’organizzazione camorristica e dei clan rivali, Nuova Famiglia in testa. Le sue dichiarazioni vengono definite "molto utili" dagli inquirenti che ormai lo considerano un pentito a tutti gli effetti.

Ma nella notte a cavallo tra il 24 e il 25 dicembre '84 Scotti evade all'ospedale civile di Caserta dove era stato ricoverato per una ferita alla mano. In ospedale al giovane boss arriva quello che gli serve: due lime e una sega per tagliare le sbarre del reparto, una corda di sei metri per calarsi fino al pianterreno.

Poi via: attraversa un buco nel muro di cinta ed è già in strada dove lo aspettano in un’auto pronta a partire i complici. Una fuga rocambolesca quanto misteriosa. Si sospetta subito che l'uomo sia stato aiutato da qualcuno all'interno dell'ospedale. Dagli archivi di Repubblica:

Pasquale Scotti, 27 anni (...) il più sanguinario dei luogotenenti cutoliani, capo del "gruppo di fuoco" al quale vengono attribuiti più di quaranta delitti, è evaso in maniera rocambolesca, la notte di Natale, dall' ospedale civile di Caserta. In Campania, e specialmente nell' area napoletana, gode di molte complicità. Sono state battute le campagne del Casertano e sono stati circondati i Comuni della fascia a nord di Napoli.

Migliaia di automobili sono state fermate. A Caivano, il suo "regno" conquistato con saccheggi, estorsioni, feroci regolamenti di conti, è stata intensificata la sorveglianza. "Siamo convinti che non è andato lontano, che è nascosto qui. Ma intorno a lui c' è un muro di omertà impenetrabile", dicono i funzionari delle questure di Napoli e di Caserta.

Ricercato dal 1985 per omicidio e occultamento di cadavere, dal 1990 anche in campo internazionale ai fini estradizionali, nel 2005 Scotti è stato condannato all’ergastolo dalla terza sezione della corte d'assise di Santa Maria Capua Vetere insieme ad altri 13 vecchi boss della Nco.

Si torna a parlare di lui in occasione di un lutto, la morte dell’unico fratello Giuseppe, il 27 giugno del 2008 a Casoria (Napoli). Il manifesto funebre recita: “Ne danno il triste annuncio la moglie, il figlio, le figlie, la mamma, il fratello, la sorella, i cognati i nipoti e i parenti tutti”.

Qualche mese dopo spunta una presunta pista lombarda, si racconta di un boss che si sarebbe trasferito al nord da tempo, con una nuova identità e soprattutto nuove sembianze grazie a una plastica facciale. Nessun riscontro però a quelle che sarebbero state le rivelazioni di un pentito.

Questo pezzo del Mattino dell’anno scorso ripercorre la storia dell’ex studente di Medicina Pasquale Scotti:


Era il più intelligente, il più colto, il più presentabile. Era l’uomo dei contatti con i politici, colui che conosceva i registi della trattativa per la liberazione dell’assessore Ciro Cirillo e che di quei colletti bianchi conservava i numeri privati: un’agendina piena zeppa, sequestrata la notte del suo unico arresto e mai più ricomparsa. Era, Scotti, la faccia pulita di un clan sanguinario, l’uomo che quando evase aveva già un piede nel mondo dei servizi segreti.

E che in quel limbo borderline che ospita faccendieri e trafficanti internazionali di armi e documenti è riuscito, evidentemente, a trovare protezione dalla giustizia italiana. Dallo Stato, cioè, che dal 24 dicembre del 1984 lo sta inutilmente cercando per fargli scontare un paio di condanne all’ergastolo. Un lasciapassare pagato con il silenzio di tomba su ciò che ha visto, sui nomi delle persone che hanno mangiato alla sua stessa tavola e che hanno obbedito ai suoi ordini.

A questo link potete leggere tutto l’articolo.

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