Norvegia, strage: Anders Behring Breivik rischia accusa crimini contro umanità


Dice di essere stato lui, ma di non essere colpevole, che le sue azioni sono state “atroci ma necessarie”. Così ieri, davanti al giudice, Anders Behring Breivik, il 32enne reo confesso della strage che venerdì scorso in Norvegia, a Oslo e Utoya, ha provocato 76 morti (8 nella capitale, 68 sull’isola).

Il bilancio delle vittime si è abbassato, nell’immediatezza della strage si parlava di 93 morti, ma ci sarebbero ancora dispersi tra le persone che erano a Utoya per il meeting dei giovani laburisti. Le ricerche vanno avanti. Breivik voleva un processo a porte aperte che non avrà. Voleva un palcoscenico per “spiegare” al mondo il perché di una strage tanto efferata che secondo le indagini progettava da almeno due anni.

I servizi segreti norvegesi avevano inserito Breivik in uno speciale elenco dopo essere venuti a conoscenza dell’acquisto da parte dell’uomo di una grossa partita di fertilizzanti chimici agricoli. Poi l’inchiesta non era andata avanti, gli elementi raccolti non erano sufficienti. Alla prima udienza del processo Breivik si sarebbe voluto presentare con una “uniforme”. Il giudice Kim Heger, che ieri ha confermato l’arresto, ha precluso l’accesso in aula anche ai media.

È stato lo stesso magistrato a riferire alla stampa che il 32enne ha affermato di aver agito per fermare il “marxismo culturale” - quella che lui chiama "l’alleanza marxista-islamica" - e colpire la colonizzazione della Norvegia da parte dei musulmani, permessa a suo avviso dal partito laburista. Poi Breivik avrebbe accennato a “due cellule” che avrebbero avuto un ruolo negli attacchi. Se ha fatto tutto da solo, dall’organizzazione all’esecuzione del massacro, è quello che la polizia cerca di capire, ma l'orientamento degli investigatori al momento andrebbe nella direzione di escludere possibili complici.

"Non possiamo escludere completamente, e sottolineo completamente, che ci siano altre persone coinvolte in quello che è successo" ha detto ieri il pubblico ministero Christian Hatlo ai giornalisti. Sempre ieri si era diffusa la notizia dell’arresto di un polacco che online avrebbe venduto a Breivik prodotti chimici utilizzati per rendere più potente la bomba scoppiata a Oslo a due passi dall'ufficio del premier Jens Stoltenberg.

L’arresto è stato smentito dal portavoce del procuratore distrettuale di Breslavia, ma l'uomo è stato interrogato. La polizia sta anche investigando su possibili legami di Breivik con ambienti dell’estrema destra europea. Secondo quanto riporta il Telegraph Beirik lo scorso anno in Inghilterra ha partecipato con il movimento di estrema destra inglese Edl alle manifestazioni durante la visita del politico olandese Geert Wilders a Londra.

Lo avrebbe raccontato un militante di Edl. Secondo un altro il norvegese aveva contatti su Facebook con alcuni membri del movimento avendo su di loro un effetto quasi ipnotico. La English Defence league ha pubblicato sul suo sito internet un comunicato ufficiale: "Possiamo affermare categoricamente che non c'è stato alcun contatto ufficiale fra quest'uomo e l'Edl. La nostra pagina Facebook ha 100 mila supporter e riceve decine di migliaia di commenti ogni giorno. E non c'è nessuna evidenza che Breivik sia mai stato uno dei nostri sostenitori".

Iscritto a una loggia massonica, autodefinitosi fondamentalista cristiano e anti musulmano, Il 32enne prima di compiere il suo folle progetto criminale, aveva messo on line un memoriale, 1500 pagine, che ricorda quello di Unabomber. Memoriale al quale Breivik lavorava dal 2002.

Tutto studiato nei minimi dettagli. L'avvocato del 32enne Geir Lippestad ha spiegato che Breivik non riconosce di avere responsabilità penale: "Era politicamente attivo e ha capito che non poteva avere successo con gli usuali strumenti politici così ha fatto ricorso alla violenza". "Attendo una valutazione medica".

Secondo alcune testimonianze e i primi accertamenti medico-legali Breivik avrebbe sparato in testa a molte delle sue vittime sull’isola per accertarsi che non fingessero di essere morte e scaricato raffiche di proiettili contro chi si buttava in acqua nel tentativo di salvarsi. Armato di un fucile e una pistola avrebbe usato proiettili a espansione, vietati dalla convenzione di Ginevra.

Il padre, Jans Breivik, ex diplomatico norvegese che vive da tempo in Francia, a VG ha detto di non avere più contatti con lui da quando aveva 16 anni. “Non sento di essere suo padre. Come ha potuto andare lì e uccidere così tanti innocenti, e pensare che è tutto ok? Avrebbe dovuto togliersi la vita anche lui". "Leggevo i giornali online, all'improvviso ho visto il suo nome e una fotografia. È stato uno shock scoprirlo".

“Non abbiamo mai vissuto insieme, abbiamo avuto qualche contatto solo quando era bambino. Quando era piccolo era normale, ma solitario e per niente interessato alla politica". "Dovrò vivere con questa vergogna per il resto della mia vita, sarò collegato sempre a lui" ha aggiunto Jans Breivik.

Il giudice Kim Heger ha disposto ieri per il 32enne 8 settimane di custodia cautelare preventiva di cui 4 in isolamento. Nessun contatto se non con il suo avvocato, niente radio, giornali, tv, ricevere lettere.

Breivik rischierebbe 21 anni di carcere, pena massima prevista dall’ordinamento norvegese se verrà incriminato per atti di terrorismo. Ma se la Corte stabilirà che c'è il rischio della reiterazione del reato la pena potrebbe essere l'ergastolo, secondo il professore di legge dell'Università di Oslo Staale Eskeland.

Nelle ultime ore si è diffusa la notizia riguardante la possibilità che Breivik venga accusato di crimini contro l’umanità, reato per cui sono previsti 30 anni di reclusione. Lui si è già detto pronto al carcere a vita. Ieri a Oslo oltre 150 mila persone si sono radunate per ricordare le vittime degli attentati.

Via | Aftenposten

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