Omicidio Carmela Rea: cellulare di Melania contro versione Salvatore Parolisi


Il telefono cellulare di Carmela Melania Rea alle 14: 53 del 18 luglio era “con altissimo grado di probabilità” a Ripe di Civitella, a quell’ora la giovane mamma forse era già stata uccisa. A Colle San Marco quel giorno il telefonino di Melania non ci sarebbe mai stato.

I tecnici del Ros carabinieri hanno fatto “parlare” il telefonino della vittima, un Samsung. I risultati confermerebbero le testimonianze delle 52 persone che il giorno del delitto erano a Colle San Marco e hanno detto di non aver visto Melania con il marito e la figlia smentendo la versione raccontata fin dal primo momento da Salvatore Parolisi, in carcere dalla settimana scorsa accusato dell’omicidio della moglie.

I carabinieri hanno fatto esperimenti con il cellulare di Melania e uno uguale per avere un doppio riscontro. Hanno chiamato e ricevuto telefonate dalla zona oggetto di indagine, tra Colle San Marco (Ascoli) e il bosco delle casermette di Ripe di Civitella (Teramo) dove il cadavere della donna è stato trovato il 20 aprile dopo una telefonata anonima.

Poi i tecnici hanno analizzato i tabulati con le 32 chiamate e i 5 sms che Melania ha ricevuto a partire dalle 14.53 e hanno scoperto che il traffico telefonico si agganciava in particolare a due celle, la 451 e la 390. La prima cella dicono gli esperti del Ros è «ben presente come servente nella zona del ritrovamento del cadavere».

I carabinieri hanno fatto gli stessi esperimenti a Colle San Marco, zona «tipicamente servita» dalla cella 38, considerata abbastanza potente. Rilevano i militari che «l’unico punto della zona di Colle San Marco in cui vi è copertura della 451 in grado di gestire una chiamata è una specifica e ristrettissima area nelle adiacenze del monumento ai Martiri della Resistenza».

«Anche minimi spostamenti - osservano gli esperti - da quel punto non consentono la copertura della 451...Melania e il suo telefono sarebbero dovuti rimanere pressoché immobili nello specifico punto per 4-5 minuti». Ora l’inchiesta - dopo che l’autopsia ha accertato che Melania è stata uccisa a Ripe di Civitella del Tronto - è passata per competenza territoriale dalla Procura di Ascoli a quella di Teramo.

Secondo il pm Umberto Monti: «Si può dunque attendibilmente escludere che Melania quando riceveva le due chiamate da Sonia senza rispondere si trovasse nella zona delle altalene o lungo il percorso che porta al bar il cacciatore. E appare altamente probabile sotto il solo profilo tecnico delle celle agganciate al telefonino di Melania (telefonino che era con lei) che già alle ore 14.53 e 14.56 la donna non si trovava affatto a San Marco, bensì nella zona del ritrovamento del cadavere e dell’omicidio».

Nessuna traccia intanto di chi il 20 aprile da una cabina telefonica nel centro di Teramo ha avvisato della presenza del cadavere di Melania nel bosco delle Casermette. Gli inquirenti hanno diffuso l'audio della telefonata, fatta da un uomo con un forte accento teramano. Potrebbe fornire elementi utili alle indagini specie se fosse stato nella zona “anche il giorno prima” spiegano gli investigatori secondo i quali il "telefonista" avrebbe prima trovato e acceso il cellulare di Melania e solo dopo rinvenuto il corpo della donna.

Entro il 7 agosto è attesa la decisione del gip di Teramo sulla conferma della custodia cautelare in carcere per Parolisi, i suoi avvocati hanno fatto sapere che parleranno al Riesame del Tribunale dell'Aquila.

Via | Il Messaggero

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