Norvegia: strage Oslo-Utoya, 84 morti. Chi è Anders Behring Breivik


Una strage senza precedenti: è di 84 morti il bilancio della bomba e della sparatoria che ieri hanno seminato terrore e morte nel centro di Oslo e sull’isola di Utoya, in Norvegia. L’ordigno è scoppiato nel centro della capitale, 6 i morti, mentre a Utoya è stato compiuto un vero massacro, le vittime erano radunate sull’isola per un meeting dei giovani laburisti.

La polizia ieri sera ha arrestato un norvegese di 32 anni, celibe. Si chiama Anders Behring Breivik descritto come un ultranazionalista e fondamentalista cristiano, vicino agli ambienti dell’estrema destra secondo la stampa locale.

L’uomo dicono gli investigatori “ha alcuni tratti politici che si appoggiano alla destra” ed “è anti-musulmano, ma è troppo presto per dire se questa sia stata la ragione del suo gesto”. Su Facebook Anders Behring Breivik si descrive come “conservatore”, “cristiano” appassionato di caccia e di videgiochi come World of Warcraft e Modern Warfare 2.

L’uomo pare avesse diverse armi registrate a suo nome e sempre su Facebook, il profilo è stato chiuso ieri, scriveva di essere il direttore di Breivik Geofarm, azienda agricola biologica dalla quale avrebbe preso le sostanze chimiche fertilizzanti per fabbricare l'ordigno esplosivo.

Da Oslo a Utoya ci si impiegano circa 30 minuti e la strage sull’isola è avvenuta 90 minuti dopo l'attentato nel centro della capitale norvegese. Secondo gli inquirenti Anders Behring Breivik potrebbe aver agito da solo.

Avrebbe prima fatto esplodere la bomba nella zona di alcuni palazzi governativi a Oslo e poi si sarebbe recato a Utoya - dove era in corso un campo estivo del partito laburista - travestito da poliziotto. Lì il 32enne armato di pistola e fucile semiautomatico sarebbe stato bloccato e arrestato dalla polizia.

L’ipotesi dell’unico attentatore è tutta da verificare. Stamattina il quotidiano VG parla di un testimone che avrebbe detto aver visto due uomini sparare sull'isola di Utoya.

Il premier norvegese Jens Stoltenberg ieri ha parlato di un incubo, di una tragedia nazionale: "Mai dalla seconda guerra mondiale il nostro paese è stato colpito da un crimine di questa portata".

Il leader dei giovani laburisti Eskil Pedersen in conferenza stampa rispondendo ai giornalisti ha detto: “Sì eravamo noi bersaglio, noi giovani democratici per le nostre idee. Siamo sotto attacco. La nostra democrazia è sotto attacco. Ci prenderemo cura l'uno dell'altro. Tutti sono seguiti".

E ancora: "Non ci zittiranno, noi continueremo a lottare per ciò in cui crediamo, per i nostri ideali di tolleranza e antirazzismo in onore della memoria di coloro che sono morti".

Via | VG

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