Roma, omicidio Flavio Simmi in Prati. Le indagini


Proseguono le indagini sull’omicidio di Flavio Simmi, il 33enne ucciso ieri mattina a Roma nel quartiere Prati. Il giovane era figlio di Roberto Simmi, rimasto coinvolto nell'operazione Colosseo contro la banda della Magliana, ma completamente scagionato dalle accuse senza rinvio a giudizio.

Un omicidio preparato nei minimi dettagli secondo gli investigatori. Contro Simmi sono stati sparati 9 colpi di pistola calibro 21 9x21. Un'esecuzione in piena regola. I killer sono arrivati a bordo di una moto. Flavio era insieme alla compagna. "Stavamo per salire sulla mia macchina per andare a lavoro, quando mi sono accorta che la ruota davanti destra era sgonfia” ha raccontato la donna.

“Flavio era già salito in macchina e io sotto la pioggia mi sono avvicinata alla ruota. Flavio mi dice: "Che facciamo? Vogliamo andare con la mia?". Io non faccio in tempo a rispondergli che vedo nei suoi occhi un'espressione incredibile. Si era accorto, prima di me, che arrivava quella moto".

"Mi ha gridato qualcosa, non ricordo cosa. Ha cercato di scendere dalla macchina ma era già troppo tardi. I due hanno rallentato, quello dietro ha tirato fuori una pistola e ha iniziato a sparare, un colpo dietro l'altro, bum bum bum, non la smetteva più. Poi sono scappati velocissimi".

Chi potrebbe aver voluto la morte di Flavio? "Non lo so, non so niente, era un uomo straordinario. Ci amavamo e non so dirvi chi gli volesse così male".

A febbraio Simmi era stato gambizzato in via Monte di Pietà. Il padre, disperato, è stato sentito dagli uomini della Squadra mobile subito dopo il delitto. Da la Repubblica Roma:

"Flavio era così contento, finalmente si stava riprendendo dall'agguato di qualche mese fa faceva fisioterapia, aveva iniziato a camminare. Era così felice e me l'hanno portato via, l'hanno ammazzato come un cane".

"Ma tanto quegli infami li becchiamo subito, basta vedere dov'erano un'ora fa. Li trovate vero?" Poi chiede agli agenti "Me lo fate salutare Flavio per l'ultima volta? Lo voglio abbracciare, per favore”. Sorretto da tre agenti Roberto Simmi, straziato dal dolore, si avvicina al cadavere: "Flavio, figlio mio svegliati. Mi senti? È colpa mia, solo colpa mia".


Vedremo dove porterà la caccia agli assassini di Flavio Simmi. Se la verità di quest'ultimo omicidio è davvero "piccola", "folle", come ancora ieri ripeteva il padre Roberto in Questura, sostenendo che chi gli ha portato via un figlio è solo la vendetta di un "tossico" per una vecchia storia di corna. O, al contrario, se la verità sta altrove.

Se, come disse la madre di Simmi dopo quel primo agguato di cinque mesi fa in piazza del Monte di Pietà, "i figli non si toccano", lasciando intuire una vendetta trasversale con radici in storie più antiche. Anche perché una cosa è certa. Chi ha sparato ieri mattina deve aver messo in conto che, di qui in avanti, saranno settimane e mesi difficili a Roma. E anche questo fa venire cattivi pensieri. Perché dimostra che non ha paura. Che della quiete non sa che farsene.

Via | Il Messaggero

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