'Ndrangheta in Liguria: 12 arresti nell'operazione Maglio 3


Dopo il Piemonte, la Liguria. Un’operazione contro le cosche di ‘ndrangheta - denominata Maglio 3 - è scattata questa mattina con 12 persone arrestate dai carabinieri del Ros a Genova, Imperia e La Spezia. Per tutti l’accusa è di associazione a delinquere di stampo mafioso.

Le indagini che hanno portato al blitz odierno erano state avviate nel 2008 e già con l’operazione Il Crimine dello scorso luglio avevano permesso l'arresto di presunti ‘ndranghetisti tra cui Domenico Gangemi, titolare di un negozio di frutta nel capoluogo ligure.

Per gli inquirenti l’uomo sarebbe stato a capo del “locale” di Genova e avrebbe diretto e coordinato le attività delle altre cellule di ‘ndrangheta presenti in territorio ligure assumendo le decisioni più rilevanti, comminando sanzioni agli affiliati, occupandosi dei contrasti interni ed esterni all’organizzazione.

Oltre al locale di Genova sono state scoperte cellule di ‘ndrangheta a Lavagna (GE), Ventimiglia (IM) e Sarzana (SP) la cui operatività si estendeva all'intero territorio ligure. Inoltre è emerso che il locale del Basso Piemonte colpito la settimana scorsa dall'operazione Maglio II fosse gerarchicamente subordinato alla Camera di controllo della Liguria.

Il modello organizzativo dei locali ricalca quello della casa madre: struttura verticistica e gerarchicamente ordinata di poteri con riti di affiliazione ed assegnazione di "doti". Alla ripartizione delle "cariche" partecipavano anche delegazioni di esponenti dei gruppi confinanti, il tutto per dare al rituale un’aura di solennità.

Altri elementi tipici delle dell’organizzazione mafiosa calabrese sono omertà e solidarietà nel momento del bisogno, l’assistenza agli affiliati detenuti e sussidi economici ai familiari (secondo le indagini ciò grazie a una ramificata attività di prestiti a tassi usurari), l'adozione di linguaggi convenzionali, la disponibilità di armi.

Per fine luglio era già stata prevista la visita della Commissione parlamentare Antimafia a Genova per un incontro con gli inquirenti e fare il punto della situazione sulle infiltrazioni mafiose in Liguria.

E l'ex presidente della Commissione parlamentare Antimafia, Giuseppe Forgione, intervenendo sulla commissione d’accesso richiesta nei giorni scorsi dal prefetto Francesco Paolo Di Menna per presunte infiltrazioni mafiose al Comune di Ventimglia, a Radio19 ha detto:

«Perché ci si meraviglia? Un capitolo della relazione sulla ‘ndrangheta che io ho presieduto era dedicata alla Liguria, ed era il febbraio del 2008». «Questa politica è ipocrita, a partire da chi governa - tuona Forgione - Quella commissione fu votata all’unanimità, con 40 voti su 50, anche dai partiti dell’attuale governo. Un intero capitolo raccontava che cosa esiste in Liguria, come la Riviera di Ponente sia controllata dalla ‘ndrangheta, come dagli anni ‘70 esista una “camera di compensazione”, cioè una struttura organizzativa di tutte le “locali” di ‘ndrangheta tra Liguria e Piemonte. E però, hanno ipocritamente fatto finta di non vedere, compreso il ministro dell’Interno».

«Ora si scopre che tra Bordighera, Ventimiglia, e sino ad arrivare a Genova, perché ci vorrebbe un’inchiesta anche sul porto di Genova, c’è la ‘ndrangheta, che è una ramificazione di rapporti tra strutture politiche, pubblica amministrazione e sistema di imprese (...). Ci vuole un sistema di trasparenza nella tracciabilità dei capitali, un sistema nuovo nella gestione degli appalti, che va cambiato non solo per il Sud. La Confindustria deve dire in Liguria e in Piemonte le stesse cose che dice in Sicilia: nel Nord si ripuliscono i soldi che arrivano dalle illegalità del Sud. E bisogna spingere il sistema creditizio a denunciare le operazioni sospette. Le banche denunciano poco le operazioni sospette».

Foto | Flickr

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