Camorra: 57 arresti clan Cava da Quindici a Parma nell'operazione Slot


Colpo al clan Cava di Quindici, in provincia di Avellino. La scorsa notte 57 persone sono state arrestate dai carabinieri che hanno anche sequestrato beni per 4 milioni di euro in conti correnti bancari, società del settore alimentare, di noleggio e fornitura di apparecchiature elettroniche.

Gli arresti sono stati effettuati a Quindici, Avellino, Napoli, Salerno, Caserta, Roma, Firenze, Parma e Ascoli Piceno. In manette anche 4 finanzieri del comando provinciale di Avellino destinatari come gli altri arrestati dell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del Tribunale di Napoli su richiesta dei pm della locale direzione distrettuale antimafia.

L‘operazione denominata Slot ha visto impiegati circa 200 militari dell’Arma, unità cinofile ed elicotteri. Gli investigatori avrebbero scoperto reati relativi al noleggio e all'installazione di macchinette di videogiochi illegali.

Il clan Cava è considerato egemone a Quindici, ma è attivo in tutto l’Avellinese e nel Nolano dove si scontra da 30 anni con gli interessi dell’altra organizzazione camorristica del Vallo di Lauro, il clan Graziano.

A giugno 2008 un’altra imponente operazione anticamorra aveva colpito il clan di Quindici. In carcere erano finite 49 persone ed erano stati sequestrati beni per 160 milioni di euro.

Gli investigatori avevano fatto luce su rapine, estorsioni e sullo spaccio di sostanze stupefacenti nei comuni del Vallo di Lauro, del Baianese, dell’Avellinese e del Nolano. In quell’occasione erano stati arrestati anche i presunti reggenti del clan, Bernardo e Salvatore Cava, fratelli di Antonio e Biagio, già in carcere.

Dell’arresto di Biagio Cava, ritenuto il boss del clan, si legge su Rete Sei. L'uomo è stato catturato nell'ottobre di 5 anni fa, dopo due anni di latitanza.

Biagio Cava era latitante, ufficialmente, dal 29 marzo scorso ma si era reso irreperibile da quasi due anni. Da quando cioè, nel maggio del 2004 era stato assolto in primo grado dal tribunale di Avellino con l’accusa di aver organizzato il rapimento di Luigi Graziano, il vecchio boss del clan rivale.. Non era la prima volta che Cava si dava alla latitanza. Nel febbraio del 2002 era stato fermato all’aeroporto di Nizza quando con dei documenti falsi e con 18 mila dollari nelle tasche si stava per imbarcare per New York. E dopo qualche mese mentre lui si trovava in carcere si verificò la oramai famosa strage delle donne di via Cassese a Lauro dove persero la vita la figlia, la cognata, la sorella e l’altra figlia restò ferita in modo molto serio Lui dal carcere gridò al mondo il suo desidero di vendetta perché mai sino ad allora la camorra aveva coinvolto nella sue vicende, nei suoi conti da regolare anche le donne.

Quella domenica sera dal Vallo di Lauro arrivò un chiaro segnale dell’ulteriore imbarbarimento che stava assumendo la lotta carmorristica. Una vita, quella di Bagio Cava, passata a fuggire per evitare il carcere ma anche e soprattutto per sottrarsi al piombo dei killer del clan rivale. Ma nonostante questa sua lunga vita da primula rossa è rimasto il capo indiscusso della sua organizzazione che contende ai rivali Graziano i controlli su tutte le attività del Vallo, dal traffico delle sostanze stupefacenti, alle tangenti sulle opere pubbliche.

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