I 30 latitanti più pericolosi d'Italia: Marco Di Lauro


Tra arresti, pentiti e condanne è sempre più Marco Di Lauro ad essere considerato il boss reggente dell’omonimo clan noto soprattutto per la faida di Secondigliano-Scampia. La guerra esplosa nel 2004 all’interno del gruppo allora capeggiato da “Ciruzzo o’ milonario” - al secolo Paolo Di Lauro - da cui si staccarono i cosiddetti Scissionisti, poi clan Amato-Pagano.

Dopo decine di agguati e morti ammazzati - una cinquantina gli omicidi tra ottobre 2004 e marzo 2005 - "i ribelli” assunsero il controllo della piazza di spaccio più grande d’Europa insieme ai gruppi alleati. Classe ‘80, dal 2006 nell’elenco dei latitanti di massima pericolosità del Ministero dell’Interno (sono rimasti in 13 sui 30 originari) Marco Di Lauro è cresciuto in fretta.

Era un ragazzino quando il padre Paolo, raccontano i pentiti, incassava con la droga venduta a Scampia qualcosa come 300.000 milioni due miliardi di lire a settimana. Poi c’è stata la faida con gli scissionisti e gli introiti derivanti dal mercato degli stupefacenti si sono ridotti. Le cronache fino all’anno scorso parlavano di due soli “punti vendita” - nella zona di Cupa dell’Arco - rispetto ai venti che i Di Lauro gestivano ai tempi d’oro.

Ma il giovane boss può accontentarsi. Gli affari non mancano se in un solo mese si incassano - contabilità di maggio 2010 - 870. 795 euro. Al netto delle spese per l'acquisto della droga, per gli "stipendi" degli affiliati, per provvedere ai detenuti. Dove si nasconda Marco Di Lauro è quello che da sei anni a questa parte cercano di scoprire gli investigatori, i quali sanno che gestire gli affari da lontano non è facile, a meno che non ci siano persone davvero fidate a controllare tutto.

La roccaforte degli affiliati del clan di Lauro è considerata il rione dei Fiori, detto anche "Terzo Mondo", a Secondigliano. C'è chi giura di aver visto Marco più di una volta arrivare in moto o scooter. Casco integrale in testa, ma comunque riconoscibile perché «indossava sempre scarpe Paciotti». Dopo l’arresto l'anno scorso del fratello minore, il ventenne Antonio, e finiti in carcere i suoi presunti fiancheggiatori, il boss è sempre più solo.

Penultimo di dieci figli Marco Di Lauro nel 2008 è stato condannato in contumacia a 14 anni per associazione camorristica. Secondo un pentito avrebbe commissionato quattro omicidi. Avrebbe progettato, insieme ai membri del direttorio del clan, anche l’uccisione di Raffaele Amato, ritenuto il boss degli scissionisti. L'omicidio sarebbe dovuto avvenire durante il Gran Premio di F1 di Spagna.

Il collaboratore di giustizia Carlo Capasso ha raccontato che l’agguato sarebbe sfumato solo grazie all’intervento della polizia:


"voglio specificare che le armi e la sostanza stupefacente il clan Di Lauro non le custodisce mai al “Terzo mondo»; della custodia si interessano Tarantino, un suo cugino di cui non ricordo il nome nonché suo cognato Massimo Rossi. Detta roba viene custodita non in abitazioni ma in garage all’interno di auto con il doppiofondo posizionato a vicino al cofano ovvero davanti al cruscotto ovvero “a terra” nei pressi del sediolino passeggero...(..)...sono a conoscenza che il clan Di Lauro aveva organizzato un progetto omicidiario in danno di Lello Amato nel mentre questi si recava a vedere il Gran Premio di Formula Uno in Spagna; detto progetto non ebbe seguito in quanto sapemmo che Daniele Tarantino era intercettato e che la polizia si era già recata in Spagna. Ciò nonostante DanieleTarantino si stava recando in Spagna e si accorse di essere pedinato e per tale motivo tornò indietro. Non so dire come si venne a sapere che Tarantino fosse intercettato; a me lo disse Talotti Nunzio. Dette decisioni vennero prese anche da Marco Di Lauro sull’abitazione di Vizzaccaro; i soggetti incaricati dell’omicidio eravamo io, Raffaele Musolino e Gennaro Puzella". (Giornale di Napoli, 23 dicembre 2010).

Sempre Capasso ha parlato degli incontri con i capi degli altri gruppi camorristici. «Quando avvenivano gli incontri tra boss rivali, io portavo come ostaggio agli Scissionisti Antonio Di Lauro». Marco di Lauro a detta dei pentiti negli anni post faida avrebbe gestito tra alti e bassi i rapporti con i narcotrafficanti spagnoli; in alcuni periodi critici sarebbero state le donne dei boss iberici a recarsi al "Terzo Mondo" per trattare con lui.


Secondo le rivelazioni di alcuni collaboratori di giustizia la miccia che avrebbe fatto esplodere la faida di Scampia - con contrasti a lungo covati sotto la cenere per gestione delle piazze di spaccio - sarebbe stata proprio la decisione di Paolo di Lauro di trasferire man mano una quota sempre più importante di potere gestionale e operativo ai figli, quasi tutti arrestati e condannati per associazione a delinquere di tipo mafioso o finalizzata allo spaccio di stupefacenti.

A maggio per la faida di Scampia la Corte d’Assise di Napoli ha condannato 11 persone all’ergastolo ricostruendo tutta una serie di omicidi commessi tra il 1995 e il 2005. Carcere a vita tra gli altri per Paolo di Lauro e "Lello o' chiatto" Amato. Oggi a Scampia la guerra è finita. A parte gli ultimi fatti di sangue, che avevano fatto temere una ripresa delle ostilità, la pax tra Scissionisti, Di Lauro e rispettivi alleati sembra tenere. Del resto i morti ammazzati non fanno bene agli affari.

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