Operazione Minotauro, 'ndrangheta in Piemonte: ultimi arresti e interrogatori garanzia


Si concluderanno oggi a Torino gli interrogatori di garanzia per gli arrestati (su Newz i nomi) dell’operazione Minotauro sull’infiltrazione della 'ndrangheta in Piemonte. La maggior parte degli indagati si è avvalsa della facoltà di non rispondere.

Centoquarantasei le persone raggiunte dell’ordinanza di custodia cautelare, cinque i latitanti. Sabato sera è stato arrestato all’aeroporto di Malpensa Giovanni Macrì, 55 anni, residente a Valperga (Torino).

È accusato di aver promesso 20mila euro a un presunto esponente di spicco della 'ndrangheta piemontese, Giuseppe Catalano, e a Giovanni Iaria (ritenuto affiliato alla cellula locale di Cuorgne') per indirizzare il voto “calabrese'' su Fabrizio Bertot, candidato alle elezioni Europee 2009 e oggi sindaco di Rivarolo Canavese (TO).

Il primo cittadino in un’intervista alla Stampa oggi confessa di essere “distrutto da tutto questo. So di essere pulito. Vengo tirato in ballo per un incontro che, per me, era solo un pranzo con potenziali elettori. Mai e poi mai mi sarei aspettato tutto questo”.

Il sindaco ha precisato che non conosceva quelle persone, non sapeva che a quell’incontro con potenziali elettori potessero esserci dei “mafiosi”.

Lui non è indagato ma il segretario comunale Antonino Battaglia è stato arrestato per l’accusa di voto di scambio. Battaglia sarà interrogato oggi dal pm, il suo legale, l’avvocato Franco Papotti, ha presentato al Tribunale del riesame una richiesta di scarcerazione immediata.

Il filone dell'inchiesta che riguarda i presunti rapporti di esponenti delle cosche con la politica ha portato in carcere Nevio Coral, sindaco per trent’anni di Leinì (TO) accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. Arrestato in Francia, non si è opposto alla procedura di estradizione.

"È completamente sotto choc per le accuse che gli sono state rivolte. Purtroppo, come me, non ha ancora potuto leggere l'ordinanza che lo riguarda ma è stato già travolto emotivamente da quel poco che ha potuto sapere dalle autorità francesi" ha affermato l'avvocato Roberto Macchia dopo l'arresto del suo assistito.

E c’è spazio anche per un sacerdote, cappellano del carcere delle Vallette, che nel 2008 si sarebbe adoperato per far ottenere il trasferimento di un presunto ‘ndranghetista dal penitenziario di Bologna a quello di Saluzzo. Il religioso non è indagato. Alle Vallette dicono che è solo "troppo buono, con un cuore grande, al limite dell'ingenuità".

Il trasferimento comunque avviene. In “cambio” il sacerdote avrebbe ricevuto una fornitura di vernice "che sarebbe stata utilizzata dal cappellano verosimilmente per lavori di restauro della Cappella o di altre parti di pertinenza".

A contattare il cappellano - racconta Repubblica Torino - è uno degli indagati nell’operazione Minotauro, Giuseppe Zucco.

"Don Piero, buongiorno. Sono Zucco, quello della vernice... Mi ha detto il mio amico che avete caricato tutto, se vi serve ancora qualche altra cosa me lo dite". "I contatti con il cappellano saranno determinanti per il trasferimento di Crea, concesso effettivamente il giorno 28 dicembre" annota chi indaga.

"Il giorno 24.11.2008, alle ore 16, Giuseppe Zucco consegna personalmente a don Piero il materiale richiesto". Zucco conferma ai suoi "di aver mandato tutta la vernice al sacerdote" e ringrazia i fornitori "per il favore fatto" al religioso.

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