Messico, drug wars: 36 omicidi in un giorno


Più di trenta omicidi nella sola giornata di ieri in Messico. Tutti legati allo scontro tra narcotrafficanti secondo le autorità. A Morelia, nello Stato di Michoacan - "regno" del cartello La Familia - 21 cadaveri sono stati abbandonati in strada alla periferia della città. Fonti locali parlano di 36 morti ammazzati.

Altre 10 persone sono state trovate sepolte in una fossa comune nella città turistica di Acapulco. Quella di ieri sarebbe stata la terza giornata più violenta in Messico da quando il presidente Felipe Caldéron, in carica dal 2006, ha lanciato la lotta ai narco-cartelli con l’impiego delle forze armate.

Crocevia del traffico di droga verso gli USA, si calcola che negli ultimi 5 anni in Messico siano morte 35mila persone a causa degli scontri legati al narcotraffico. Le critiche alla strategia imposta dal presidente aumentano con l’aumentare degli omicidi e della violenza.

Mercoledì i cadaveri di due ragazzi sono stati appesi a un ponte a testa in giù, in pieno centro a Monterrey, capitale dello stato di Nuevo León, nel nord-est del Messico. «Questo succede a chi sostiene il Cartello del Golfo» c'era scritto su due cartelli uguali: un "narcomessaggio".

Un avvertimento dei Los Zetas al cartello rivale, ai suoi membri, ma anche una sfida alle autorità e un messaggio di morte, di cieca violenza rivolto a tutti. Uno dei due cadaveri era senza un piede e senza vestiti.

Due giorni fa a Città del Messico 20mila persone erano in strada per chiedere la "fine delle violenze" e dello “stato di polizia”. Per dire che la guerra dei militari ai narcos non funziona. La marcia organizzata dalla Rete per la Pace e la Giustizia era partita il 6 maggio da Cuernavaca, nello Stato di Morelos, 80 chilometri di distanza dalla capitale.

Alla guida del corteo lo scrittore Javier Sicilia che di recente ha perso un figlio, ucciso da una banda di narcos con altri 6 ragazzi. «Sono un cittadino che sta cercando di pensare per altri cittadini; sono solamente una voce. Ma dobbiamo unirci, scendere in strada quando proponiamo qualcosa. Non possiamo arenarci nella disperazione» ha detto Sicilia. «Le strategie fatte con le viscere provocano solamente 40 mila morti».

A luglio dell’anno scorso un altro scrittore messicano Elmer Mondoza, di Culiaca - capitale dello Stato di Sinaloa, "base" del cartello guidato da Joachin El Chapo Guzman - venne intervistato da El Pais sulla guerra ai narcos


D – Il presidente Calderon puo' vincere la guerra al narcotraffico?
R – Non la vincera' mai. Poiche' il profilo di questo Paese e' lacerante. Il Messico e' un Paese molto ferito dove, per esempio, la diserzione scolare di livello medio e' molto alta. Stiamo parlando di 15 milioni di bambini in un Paese in cui circa 50 milioni di persone vivono nella estrema poverta'. E una delle possibilita' di questi bambini che non studiano e non lavorano e' la delinquenza. Una possibilita' che molte volte e' economica, poiche', dalle informazioni in mio possesso, ricevono soldi per qualcosa che li attrae, Si tratta soprattutto di una opzione di violenza, di raggiungere il potere immediato, potere che da' in mano un AK-47 automatico, 120 colpi al minuto.

Foto | Flickr

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