Operazione Minotauro, 9 locali di ‘ndrangheta in Piemonte: struttura, arrestati, intercettazioni

Nove locali di ‘ndrangheta smantellati in Piemonte; 150 arresti tra Torino, Milano, Modena e Reggio Calabria; 191 indagati, 117 milioni di beni sequestrati. Sono i numeri dell’operazione Minotauro scattata la notte dell‘8 giugno con l’impiego di 1300 carabinieri.

Sei i latitanti, otto gli arrestati in Calabria (qui i nomi) sempre la base strategica, ricordava ieri il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso. Un blitz che arriva a un anno di distanza dell’operazione Il Crimine che mise in luce la consistenza dell’infiltrazione della ‘ndrangheta in Lombardia.

Stesso schema, stessa struttura verticistica in Piemonte. Il locale di Torino aveva al suo interno una “sezione” - denominata Crimine - che si occupava di mettere in atto azioni violente nell’interesse di tutti i “locali” della regione.


Locali piemontesi

- Locale di Natile di Careri a Torino. O
 “dei natiloti” creato da appartenenti delle ‘ndrine Cua-Ietto-Pipicella di Natile di Careri, Cataldo di Locri, Pelle di San Luca e Carrozza di Roccella Ionica.

- Locale di Cuorgnè
, attivato dalla cosca Bruzzese di Grotteria, dalle ‘ndrine Callà di Mammola, Ursino-Scali di Gioiosa Ionica e Casile-Rodà di Condofuri.

- Locale di Volpiano, 
creato dalla cosca Barbaro di Platì e composto da uomini delle ‘ndrine Trimboli-Marando-Agresta e Barbaro di Platì.

- Locale di Rivoli
, attualmente “chiuso” - era stato attivato dalla ‘ndrina Romeo di San Luca.

- Locale di San Giusto Canavese
, attivato dalla ‘ndrina Spagnolo-Varacalli di Ciminà e Cirella di Platì e formato da elementi degli Ursino-Scali di Gioiosa Ionica, Raso-Albanese di San Giorgio Morgeto e Spagnolo-Varacalli di Ciminà e Cirella di Platì.

- Locale di Siderno a Torino
, creato dalla cosca Commisso di Siderno e formato da personaggi delle ‘ndrine di Siderno e Cordì di Locri.

- Locale di Chivasso,
 attivato dalla cosca Gioffrè-Santaiti di Seminara e composto dai Serraino di Reggio Calabria e Cardeto, Bellocco-Pesce di Rosarno, Gioffrè-Santaiti di Seminara, Tassone di Cassari di Nardodipace.

- Locale di Moncalieri
a attivato dalla cosca Ursino di Gioiosa Ionica e formato dagli Ursino-Scali di Gioiosa Ionica ed Aquino-Coluccio di Marina di Gioiosa Ionica.

- Locale di Nichelino
, attivato dai Belfiore di Gioiosa Ionica e formato elementi dei dei Bonavota di Sant’Onofrio e del Vibonese e Belfiore di Gioiosa Ionica.

- Locale principale di Torino
 “dei gioiosani” attualmente “passivo”. Eta stato attivato dalla cosca Mazzaferro di Marina di Gioiosa Ionica e formato dagli stessi Mazzaferro, dalla ‘ndrine Belfiore di Gioiosa Ionica, Crea-Simonetti di Stilo e Ruga di Monasterace.

- La ‘ndrina cosiddetta “bastarda”
. Secondo le intercettazioni esisterebbe una ‘ndrina distaccata definita “bastarda” nel territorio dei comuni di Salassa, Rivarolo Canavese, Castellamonte, Ozegna, Favria e Front.

Rapporti con la politica. Il procuratore capo di Torino Giancarlo Caselli ha parlato di «inquietante intreccio tra criminalità organizzata e politica». Dalle indagini sarebbero emersi contatti tra 'ndrangheta e uomini delle istituzioni e voti di scambio in diverse elezioni piemontesi. Se nel legge sul Corriere.

«Pezzi, si noti bene - ha detto Caselli - non le istituzioni nella loro interezza. Che per fortuna non sono compromesse». Tra gli arrestati c’è Nevio Coral, ex sindaco di centrodestra di Leinì (Torino) per 30 anni e suocero dell'assessore regionale alla Sanità, Caterina Ferrero, che si è dimessa dopo la recente inchiesta su presunte tangenti.

Coral è accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. In una intercettazione dei carabinieri di Torino dice a uno dei presunti ‘ndranghetisti finiti in manette: "Il principio che dobbiamo adottare e' la creazione di un gruppo: ne mettiamo uno in Comune, uno in Consiglio, uno alla Pro Loco, e cosi' diventiamo un gruppo forte".

Le indagini hanno consentito inoltre di far emergere la capacità dei locali di infiltrarsi nell'edilizia privata con l'imposizione di proprie ditte e l'assunzione obbligata di persone deputate alla "guardiania" nei cantieri edili.

I carabinieri di Torino hanno anche sequestrato un manoscritto con i riti di affiliazione alla ’ndrangheta, "il Vangelo" come viene chiamato nelle intercettazioni. "Non un mero dato formale - ha precisato il procuratore Sandro Ausiello - ma il modo in cui si realizzano i fondamenti del sodalizio criminoso". Scrive Cn24tv:

L'articolazione in strutture territoriali dette "locali", aveva ulteriori specificazioni: con "locale aperto" s'intende il "locale attivo", quello la cui costituzione e' stata autorizzata dai vertici della 'ndrangheta, mentre al contrario, il "locale chiuso" non gode dell'assenso dei vertici della 'ndrangheta e quindi non e' autorizzato a operare. I locali si riuniscono poi annualmente nella "Riunione di Polsi", incontro tradizionale che si svolge nei primi giorni di settembre al Santuario della Madonna di Polsi, nel Comune di San Luca.

Partecipano tutti i rappresentanti dei "locali di 'ndrangheta" diffusi sul territorio nazionale e internazionale. C'e' poi la "Dote", cioe' il grado conferito ad un affiliato, esplicativa del "valore" del sodale all'interno della compagine: man mano che il "valore" aumenta, cresce la dote e l'affiliato acquista un grado superiore. E il "banco", una sorta di consiglio di amministrazione di una societa' nelle sue articolazioni territoriali. Si distinguono poi la "Societa' maggiore", cioe' l'insieme degli 'ndranghetisti che, possedendo "doti" superiori al grado di sgarrista o camorrista di sgarro, fanno parte dello "stato maggiore" del singolo "locale"; e la "societa' minore", l'insieme dei "picciotti", dei "camorristi" e degli "sgarristi".

Il Quotidano Piemontese parla dell'ascesa dei "Crea" a Torino:

Ci fu un tempo in cui i fratelli Belfiore (Giuseppe, ma soprattutto Domenico e Salvatore) erano il punto di riferimento delle famiglie nella provincia torinese. Poi, a partire dagli anni Novanta, il loro potere è stato colpito dagli arresti e dai processi. Così la ‘ndrangheta torinese si è frantumata dividendosi in più segmenti. In questo quadro si è introdotto un elemento di rottura. L’arrivo a Torino di due fratelli di Locri, Adolfo e Aldo Cosimo Crea, rispettivamente di 38 e 35 anni, che hanno presto scalato il potere locale, fino a sedersi alla destra di Giuseppe Belfiore. Grazie a un modus operandi violento e spiccio, riuscirono a collezionare presto meriti criminali tali da ascendere in fretta nelle gerarchie ‘ndranghetiste.

Eppure i Crea sono dei fuggitivi, dei perdenti. Braccati da una guerra di mafia contro i Gullace-Novella che li stava vedendo soccombere. Così fuggono. E’ il 2001 quando si stabiliscono a Torino. Sin dalle prime ricostruzioni la figura di Adolfo rivela tutto il suo spessore criminale. Il nuovo arrivato, ufficialmente titolare di una ditta di autotrasporti, è uno che non dà nell’occhio. Si muove con una Fiat Panda e bada ai fatti suoi. E ci bada bene. Poco dopo il suo arrivo, infatti, entra in affari con Luciano Ursino, nipote di Rocco Lo Presti, storico boss della ’ndrangheta di Bardonecchia. Da allora, in un crescendo di affari criminali, i Crea si impongono sulla scena torinese diventando un punto di riferimento per le altre cosche. Un’ascesa resa possibile proprio grazie alla vicinanza coi Belfiore, da cui hanno raccolto lo scettro quando anche Domenico Belfiore è stato condannato all’ergastolo.

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