Omicidio Sarah Scazzi, Michele Misseri: "Ho fatto tutto io, lo giuro sulle ossa di mia madre"

Michele Misseri lascia il carcere di Taranto

Michele Misseri è uscito dal carcere, ne parlavamo ieri. Per il gip Martino Rosati non fu lui ad uccidere Sarah Scazzi, ma la moglie Cosima Serrano e la figlia Sabrina Misseri. Lui intervenne solo in un secondo momento, per aiutare le due a disfarsi del corpo.

Ma Michele non ci sta e, dopo otto mesi di carcere e ben sette versioni dei fatti, torna a ribadire la sua colpevolezza.

Non dovevo uscire io, ma Sabrina e Cosima che sono innocenti. Se le condannano la mia morte sarà sulla tomba di Sarah. A chi non mi crede quando dico che non so cosa mi sia successo dico che le cose bisogna provarle. Ho fatto tutto io, lo giuro sulle ossa di mia madre.



Misseri, intervistato da un'inviata de La Stampa, ha ricostruito i momenti cruciali di quel 26 agosto dello scorso anno:

Quel maledetto 26 agosto io stavo arrabbiatissimo perché il trattore non partiva e pensavo che tutti ce l’avevano con me, gridavo e Sarah è venuta a vedere, questo ho pensato. Io gli ho detto vattene, ma lei mi doveva dire qualcosa, allora l’ho sollevata di peso, l’ho girata per cacciarla. E quando mi ha dato un calcio sono esploso, tutta la mia rabbia l’ho messa sopra di lei. Avevo una corda sul parafango del trattore e gliela ho girata due volte al collo. Sarah aveva il telefonino in mano ed è caduto aprendosi in due. Quando l’ho lasciata lei è caduta conil collo sul compressore e quando l’ho presa da terra aveva il collo storto. Non porto orologio, proprio non so dire gli orari.

Il 56enne, insomma, stavolta non ha cambiato versione dei fatti: Cosima e Sabrina, contrariamente a quanto sostiene il gip, sono innocenti.

Io sono cosciente che devo tornare in carcere, perché so quello che ho fatto e devo pagare. Volevo ammazzarmi prima di andare in carcere con il veleno che usavo per pompare le olive. E adesso mi ammezzerei ma non lo faccio perché ci sono due innocenti in carcere. Volevo suicidarmi su quella tomba. Per me era come una figlia. Volevo tirarla fuori da quel pozzo perché due giorni dopo l’ho sognata che diceva “zio ho freddo”. Allora sono andato al pozzo ho legato la corda a un ceppo per uscirla fuori ma il pozzo era troppo stretta. Come potrò mai chiederle perdono? Sono pentito e ho già chiesto perdono a Dio, ma non so se me lo ha dato.

Mentre Cosima e Sabrina sono chiuse in carcere, Michele resta indagato per per omicidio, vilipendio di cadavere e soppressione di cadavere.

Via | La Stampa

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