Romentino, omicidio imprenditore Ettore Marcoli, 5 arresti. Ricercato Giuseppe Lauretta


Cinque arresti e un ricercato per l’omicidio dell’imprenditore 35enne Ettore Marcoli, ucciso a Romentino nel suo ufficio il 20 gennaio dell’anno scorso. Nella conferenza stampa di venerdì il procuratore capo di Novara, Francesco Saluzzo, ha confermato che una sesta persona - Giuseppe Lauretta, ritenuto dagli inquirenti l’autore materiale del delitto -, è ricercata. Da diversi mesi si troverebbe all’estero. Scrive Novara.Punto.com:


Un’espressione sardonica e un forcone da diavolo in mano: così è ritratto in una foto pubblicata su Facebook Pino Lauretta, il trecatese che secondo la Procura avrebbe ucciso Ettore Marcoli la sera del 20 gennaio 2010 nella cava di Romentino (Novara).

(...) L'ultimo post del presunto killer sul social network risale a domenica 13 marzo; tra gli amici c’è anche Francesco Gurgone, il 24enne considerato il mandante del delitto. E sempre su Facebook compaiono delle foto di Malta, pubblicate otto mesi fa. Ma ora secondo gli investigatori potrebbe essersi spostato in Germania. Ed è infatti in questi due paesi che si stanno concentrando le indagini.


E ancora:


Lauretta, 42 anni, è tornato in libertà da quattro, dopo aver scontato cinque anni di carcere per un cumulo di pena per accuse quali rissa, aggressione e resistenza.Di professione autotrasportatore, nel 2004 aveva chiuso di comune accordo con il padre l’azienda di trasporti di famiglia fondata nel 1975.

Su Ok Novara, si legge della ricostruzione dell’omicidio fatta in conferenza stampa e del ruolo che avrebbero avuto gli arrestati:

Gli arrestati, i cui nomi sono stati resi noti dalla Procura, sono Francesco Gurgone (24enne di Cameri, titolare di un’impresa che muove camion, presunto mandante dell’omicidio e che lo avrebbe anche architettato, assoldando alcuni suoi uomini), Vincenzo Fagone, classe 1971 (tra i tre che si sarebbero recati alla cava di Romentino, a bordo di un’Alfa station wagon, per perpetrare l’omicidio), Tancredi Brezzi, classe 1956 (che avrebbe custodito un arsenale di armi da caccia, tra cui le armi usate nell’assassinio), Andrea Mattiolo, classe 1977 (presunto autista del mezzo che avrebbe portato i killer a Romentino) e Giuseppe Martinelli (classe 1955, sulla cui posizione Saluzzo ha voluto tenere del riserbo.

Al momento risponde di concorso in reato di omicidio, come gli altri fermati, inizialmente rispondeva, invece, di favoreggiamento). I cinque risiedono tra Novara, Cameri e Vespolate. Il sesto personaggio coinvolto, presunto autore materiale dell’omicidio (colui che avrebbe sparato e che sarebbe stato, pertanto, il terzo a bordo dell’Alfa), sarebbe Giuseppe Lauretta.

A recarsi materialmente alla cava il giorno del delitto sarebbero stati in tre:


Uno sarebbe rimasto in auto (Mattiolo), un altro sulla scaletta che porta allo studio di Marcoli (Fagone), mentre Lauretta sarebbe colui che, entrato dall’imprenditore, gli avrebbe sparato. Marcoli era seduto alla scrivania, dando la schiena alla porta. Quando il killer è entrato, ha fatto appena in tempo a voltarsi ed è stato freddato da un colpo di fucile. L’altro colpo si è conficcato nel muro.

Le indagini non sono state semplici; il procuratore Saluzzo ha parlato di “un muro di omertà notevole”:


“Nessuno parlava. Anche quando avevo lanciato un preciso appello, ‘chi sa, parli’, pensando che qualcuno lasciasse trapelare qualcosa, nessuno aveva parlato. Eppure in molti erano al corrente di questa storia e potevano dare qualche indicazione (persone che stanno intorno alla vicenda, non gli arrestati). Nessuno si è fatto avanti, nessuno ha fatto indiscrezioni.”

“Questo ha condizionato le indagini, ma, con tutte le forze di polizia coinvolte e intercettazioni costanti per un anno e due mesi, non solo con chi si trova in stato di fermo, siamo riusciti a ottenere questo importante risultato. Le intercettazioni non si sono mai interrotte. E’ stato un lavoro massiccio ed estenuante. Determinanti sono stati anche gli accertamenti paralleli, sul dove si trovavano quei singoli telefoni. All’inizio i telefoni controllati erano moltissimi, poi si è aperta una crepa e si sono sviluppate condizioni perché finalmente qualcuno iniziasse a rendere dichiarazioni. Fatti i dovuti riscontri, nell’arco di 48 ore, abbiamo provveduto a fare la richiesta di fermo, per il mandante e gli autori materiali dell’omicidio, oltre che per alcuni soggetti che hanno contribuito in vario modo, alcuni dando le armi, altri in altre modalità”.

Il movente del delitto - perpetrato con “modalità di stampo paramafioso" - secondo gli inquirenti è legato all'attività lavorativa di Marcoli:


Saluzzo ha tenuto anche a precisare come se pur l’origine dell’omicidio sia da cercare nell’ambiente di lavoro (l’attività di Marcoli sarebbe entrata in concorrenza con quella di Gurgone, che stava cercando di ampliare la sua attività), vada ricordato come le modalità perpetrate dal mandante siano di “stampo para-mafioso."

"La sua tecnica era passare dal torto alla ragione con la violenza. Aveva steso la sua rete sul territorio, acquisendo mezzi e quant’altro e agiva con metodi ‘paramafiosi’, come abbiamo scritto nel documento di fermo. Un’occupazione di spazi di potere, con un sistema di intimidazioni e attentati. O si passava da loro o certe cose non si facevano. Questo non si può ridurre a un contrasto di lavoro. C’è un retroterra di un certo tipo”.
Gli inquirenti avevano già imboccato la strada giusta con il fermo, lo scorso anno, di Gurgone, che deteneva una pistola con matrice abrasa. Si erano anche recati a casa di Brezzi, casa che si è scoperta poi essere, secondo le forze dell’ordine, la base operativa dell’omicidio.

Foto | Novara.Punto.com

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