Omicidio Yara Gambirasio, due agenti denunciano: "non c'è coordinamento tra le forze dell'ordine"

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Dopo la conferenza stampa tenuta ieri dal procuratore aggiungo Massimo Meroni, che ha fatto il punto della situazione sulle indagini relative all'omicidio di Yara Gambirasio, oggi L'Eco Di Bergamo ha pubblicato un lettera, firmata da "due appartenenti alle forze dell'ordine", in cui viene denunciata una mancanza di coordinamento tra gli agenti che si occupano della vicenda.

I due, che preferiscono rimanere anonimi, scrivono:

La premessa fondamentale è che a sottoscrivere la presente lettera siamo in due appartenenti alle forze dell'ordine, che per esclusivi motivi di (intuibile) opportunità, preferiscono rimanere anonimi. Siamo rimasti molto scossi dalla notizia del ritrovamento del corpo della piccola Yara, una vicenda che ci tocca prima dal punto di vista umano ma poi, direttamente, anche da quello professionale, essendo stati impegnati sul campo nelle ricerche della giovane. [...] Negli ultimi tre mesi abbiamo assistito ad una gestione delle indagini da parte degli inquirenti perlomeno discutibile e oggettivamente farraginosa e, non da ultimo, improduttiva. Senza gettare la croce addosso a nessuno (buona fede ed impegno non sono in discussione), forse la chiave di questo insuccesso investigativo è da ricercarsi nella cronica assenza (storica) di sinergia tra carabinieri e polizia.



La denuncia è chiara: carabinieri e polizia, secondo i due agenti firmatari della lettera, non solo non condividerebbero i mezzi a loro disposizione, ma arriverebbero addirittura a nascondersi le informazioni:

finiscono per nascondere alla controparte informazioni ed indizi, con l'unico risultato di non raggiungere mai il traguardo consolandosi che nemmeno i cugini (di un versante o dell'altro) sono riusciti a raggiungerlo. Semplicemente avvilente! Il caso della scomparsa di Yara prima e della scoperta del suo povero corpo deturpato, ha di nuovo portato alla ribalta il problema: il palese conflitto di interessi e attribuzioni tra i vertici dell'Arma dei carabinieri e della polizia di Stato, che determina, con puntualità ossessiva, una chiara, evidente dispersione di forze e di energie, a discapito della scoperta della verità d'indagine. Sconcertante, inoltre, e non possiamo davvero sorvolare sulla questione, la direzione e la conduzione delle indagini affidata alla magistratura che, alla prova dei fatti, si è dimostrata impreparata o per lo meno avventata nel suo incedere, come testimoniato in modo eclatante nella circostanza dell'arresto di un cittadino straniero (determinato da un'errata traduzione di una conversazione telefonica) rintracciato a bordo di una nave fatta rientrare apposta nelle acque territoriali italiane (!). E non da ultimo, come non citare le circostanze (evidenziate ampiamente da numerosi organi di stampa) del nuovo sequestro, a distanza di giorni, dell'area del ritrovamento del cadavere di Yara per l'effettuazione di rilievi scientifici chiaramente ormai «inquinati» dal libero accesso di giornalisti e gente comune dei giorni precedenti.

La lettera si conclude con delle scuse rivolte alla giovane vittima, Yara:

E scusaci Yara, a nome di tutti noi, se sei finita per diventare motivo di un assurdo contendere investigativo. Perdonaci, se puoi. Due appartenenti alle forze dell'ordine.

Via | L'Eco Di Bergamo

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