Operazione antidroga Imelda: 31 arresti in Calabria, Lombardia e Germania


Sono 31 le persone arrestate nell'operazione Imelda accusate di far parte di un'organizzazione che gestiva un ingente traffico di droga proveniente dal Sud America. Il blitz condotto dalla Guardia di Finanza del comando regionale calabrese è scattato la scorsa notte.

Gli arresti (su Newz tutti nomi) sono stati effettuati in Calabria, Lombardia e 5 anche in Germania a Duisburg, la città teatro della strage di Ferragosto 2007: 6 persone uccise nell'ambito della faida di San Luca tra i Pelle-Vottari e i Nirta-Strangio.

Le indagini delle Fiamme Gialle, partite nel 2006, sono state coordinate dalla Dda di Reggio Calabria ed hanno consentito di ricostruire i canali di approvvigionamento della droga e l'alleanza stretta tra le cosche Nirta-Strangio di San Luca e Ascone-Bellocco della Piana di Gioia Tauro.

La droga dal Sudamerica arrivava nei Paesi del nord dell'Europa per essere poi smerciata in Italia.

L'operazione ha portato al sequestro di armi, munizioni e numerosi chili di cocaina. Nel corso delle indagini è emersa un’alleanza tra le cosche Nirta-Strangio di San Luca e Ascone-Bellocco della Piana di Gioia Tauro. (...) Gli investigatori hanno sequestrato complessivamente 23 chili di droga.

A dicembre scorso vennero arrestati Sebastiano e Giuseppe Nirta che secondo gli inquirenti sarebbero tra gli autori materiali della strage di Duisburg. Dell'arresto dei "mammasantissima" delle cosche Bellocco e Ascone si legge in questo articolo del 2008 di Melito on line:

Ma il cartello dei Pesce-Bellocco-Ascone, ha avuto pure i suoi guai. A parte i capi ‘ndrangheta in galera. L’ultimo mammasantissima in ordine di tempo, Giuseppe Bellocco, fu arrestato in un bunker, a Comparni di Mileto(V. V.), la sera del 16 luglio del 2007.

Il capobastone Gregorio Bellocco, venne arrestato il 16 febbraio del 2005, assieme al cugino Carmelo Bellocco; e nel febbraio del 2006. Il boss Giuseppe Bellocco, arrestato nel luglio del 2007, inserito nell’elenco dei trenta latitanti più pericolosi. Il capo dei capi del clan Umberto Bellocco, fu arrestato in Lombardia, nell’ambito del Processo “Smirne”; sèguito del processo “Fiori di San Vito”. Il presunto boss, Vincenzo Ascone, 27 anni, rimase vittima di un ‘imboscata, la sera del 9 agosto 2007. Mentre viaggiava con la sua BMW assieme ad un altro giovane. Sebbene gravemente ferito in quell’ agguato di stampo mafioso a Marina di Nicotera, riuscì a scamparla, dopo il ricovero in ospedale a Gioia Tauro ed a Lamezia e fu arrestato; i suoi cugini, Domenico (assassinato il 13 agosto 2007) e Michele Ascone (rimasto ferito), fratelli, bersaglio di un commando della ‘ndrangheta a Rosarno.

Il presunto boss Antonio Ascone, nel luglio del 2006, venne arrestato in Olanda dal Goa della Guardia di Finanza, nell’àmbito di un’operazione per traffico internazionale di stupefacenti, diretta dalla Dda di Reggio Calabria Nel novembre del 2007 il gip Angelina Bandiera su richiesta dei pm Franco Scuderi, Salvatore Boemi, Nicola Gratteri e Roberto Di Palma della Dda di Reggio Calabria, emisero ordinanze di cu. ca. ca. a carico di Antonino Pesce 54 anni di Rosarno, Vincenzo Pesce 48 anni di Rosarno, Antonio Pesce 44 anni di Rosarno. Il 30 novembre del 2007 venne arrestato, in un bunker, il presunti boss della ‘ndrangheta Salvatore Pesce, nipote del “Padrino” storico Giuseppe Pesce, inteso “Don Peppino”. Subito dopo che alcuni “bravi”, inviati dal Don Rodrigo locale, sforacchiarono l’automobile del parroco dell’Addolorata, Don Carmelo Ascone. Fu un pentito, Giuseppe Gregorio, genero di uno dei Bellocco, a dichiarare che la cosca di Rosario, possedesse armi da guerra in quantità, come i kalashnikov.

Via | Il Quotidiano della Calabria

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