La crescita della 'ndrangheta: intervista a Felice Manti

Si è sempre parlato di mafia e camorra, relegando la 'ndrangheta a qualcosa di molto più distante e meno organizzato. La realtà è purtroppo molto diversa, e ne parliamo con Felice Manti, giornalista reggino de "Il Giornale" autore del libro "O mia bella madun'drina" che esplora i comportamenti dell'organizzazione malavitosa e le sue evoluzioni e ramificazioni. Raggiunto al telefono è stato estremamente cortese e ha risposto ad alcune domande.

VP: Lei esordisce "unendo" l'Italia in un paese di omertosi. Con buona pace per le differenze culturali tra Nord e Sud. A cosa riconduce questo comportamento degli italiani? questo scarso senso civico che ci accomuna?
FM: Mi piace citare la frase di un magistrato milanese che abbiamo intervistato nel libro. "L'indifferenza è incostituzionale". L'omertà è il passaggio successivo, è il silenzio di comodo. Che al Sud era ed è quasi "religione di Stato" per ragioni culturali. Se al Nord ha attecchito pericolosamente è perché anche a queste latitudini è venuta meno la fiducia nei confronti dello Stato e della magistratura

VP: Ritiene che questo comportamento - questa omertà - sia riconducibile ad una paura irrazionale o ad una sicurezza della mancata presenza dello Stato?
FM: Se ti mettono una bomba in un cantiere o ti bruciano un camion e tu non denunci niente non c'è niente di irrazionale nel non denunciare. La 'ndrangheta fa paura più di quanto ne faccia la giustizia

VP: Trova qualche parallelismo tra il tentato secessionismo di Carmelo Novella e quello della nuova camorra organizzata di Cutolo?
FM: Sono fenomeni molto simili per certi aspetti. La capacità e la determinazione delle mafie di spegnere questi conati separatisti è direttamente proporzionale alla sua forza. Quando in un'azienda criminale c'è qualcuno che rema contro, quel qualcuno va eliminato per dare un segnale a tutti. Quando invece la ribellione di un boss prende piede, è il segnale che quella organizzazione criminale è destinata a crollare su se stessa.

VP: Torniamo al Nord. Lei fa notare che dietro molte attività commerciali fallite c'è l'ombra della 'ndrangheta. Esercenti che si sono visti sottrarre l'esercizio per far fronte ai debiti e dopo essere stati sfruttati come "lavanderie" vengono abbandonati". Il non farci caso, questa sorta di disattenzione è sempre in mala fede?
FM: Torniamo ai discorsi di prima. Questa è una città che corre a mille km l'ora. Non c'è tempo per pensare, per farsi un giro a piedi a osservare l'inquietante sequela di serrande abbassate in pieno centro storico. Non voglio dire che dietro a ogni fallimento ci sia la 'ndrangheta, ma abbiamo documentato nel libro come le famiglie calabresi siano in grado di rilevare attività regolari in difficoltà economiche, di sfruttarle e poi di farle fallire. Come hanno scoperto i magistrati la 'ndrangheta si fa anche banca e presta denaro a imprenditori in difficoltà. In cambio gestisce le società, vince gare o subappalti. Vogliamo dirci la verità? La 'ndrangheta fa "invasione fiscale", inserisce capitali illeciti nel circuito legale. E noi spieghiamo come. C'è un'economia sommersa che diventa emersa e consente a questo Paese di stare in piedi.

VP: Prima i sequestri. Poi la droga, la ristorazione, l'edilizia ed infine gli appalti. E' un impero imprenditoriale che cresce con costanza. Che esplora la realtà circostante e la sfrutta. I figli vengono esortati a studiare per capire come aggirare le regole. Si specializzano all'estero dove instaurano rapporti con rappresentanti di altre nazioni. Cosa dobbiamo attenderci in futuro?
FM: Che il sistema economico criminale si mescoli sempre di più con quello apparentemente legale. Ci sono complicità con il mondo politico e con il sistema finanziario molto difficili da combattere. Perché è complicato associare una partita di droga con una transazione finanziaria che rimbalza dalle cayman alla svizzera passando per una banca italiana

VP: Lei afferma che le 'ndrine si siano progressivamente spostate a Milano, dove l'humus era più fertile. Crede possibile che lascino i luoghi di origine? Un po' come una moderna azienda che si libera dei rami meno produttivi a favore di quelli più lucrosi.
FM: Assolutamente no. La 'ndrangheta deve la sua fortuna anche al suo radicamento con la casa madre a Reggio Calabria. Non si può raccontare la 'ndrangheta senza capire chi comanda in Calabria e quali sono i nuovi equilibri tra le famiglie

VP: Ricapitoliamo quindi: le 'ndrine si evolvono. Non solo per quel che concerne la loro struttura interna (sono variate le affiliazioni e le posizioni interne alla 'ndrina stessa) ma anche per i "rami d'azienda" e gli interessi. Si evolvono e si spostano. Travalicano il territorio ed estendono i loro confini. Sono sostanzialmente assimilabili ad una moderna azienda. Questa evoluzione non dovrebbe rappresentare un "rischio" di infiltrazioni? Una debolezza?
FM: Se la filiera di comando è salda, l'azienda è salda. Non c'è nessun boss che sa tutto della 'ndrangheta. Ognuno dei capi, come in una piramide piatta, conosce un pezzettino di verità e solo quella. Anche sullo strumento dei collaboratori di giustizia e sul pentitismo come strumento di azione giudiziaria servirebbe una riflessione. Il più importante pentito di 'ndrangheta, Saverio Morabito, da noi intervistato in esclusiva, dice delle cose molto interessanti a proposito...

VP: Cosa è successo dopo il 2008? Perchè non sono state smantellate queste organizzazioni che avevano ricevuto dei colpi tremendi da Dia, FBI ed Ice?
FM: Perché sono sostanzialmente impermeabili, perché sanno fiutare l'aria e diversificare i loro investimenti, perché sanno premiare il merito e punire i chiacchieroni. Sembra paradossale ma è così: la meritocrazia è il solo criterio per fare "carriera" nella 'ndrangheta...

VP: Torniamo al rapporto tra Stato e malavita. Nel libro fa un appunto sulla scelta che i boss milanesi avrebbero fatto - in segno di spregio - di incontrarsi ed eleggere il nuovo capo in un centro per anziani intitolato ai giudici Falcone e Borsellino. Lo crede davvero?
FM: Scegliendo quel circolo la 'ndrangheta ha voluto mandare un messaggio sprezzante a tutti i servitori dello Stato che hanno scelto di sacrificare la loro vita per non scendere a patti con le cosche, come invece hanno fatto altri. Anche nel nostro libro si parla di un agente dei servizi segreti che si sarebbe accordato con le madu 'ndrine per arrestare un latitante che non rientrava più nei piani delle famiglie di 'ndrangheta. Non è il primo e ahimé non sarà l'ultimo

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