Arrivato il No del presidente brasiliano Lula: Cesare Battisti non sarà estradato

Lula_PresidenteBrasile

L'indiscrezione di questi ultimi giorni si è rivelata vera: il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva, oggi al suo ultimo giorno di mandato, ha appena comunicato che non concederà l'estradizione di Cesare Battisti, di cui ci siamo occupati giorni fa.

A rendere nota la notizia è stato il ministro degli Esteri Celso Amorim. L'ormai ex presidente Lula ha anche dichiarato che questa decisione, secondo lui, "non pregiudicherà i rapporti con l'Italia".

Inoltre Lula non ha nessuna intenzione di mettersi in contatto con le autorità italiane, decise invece a tornare sulla situazione e tentare di ottenere l'estradizione del 56enne, che in Italia deve scontare l’ergastolo per quattro omicidi avvenuti tra il 1977 e il 1979.

Le polemiche, già iniziate ieri, continuano senza sosta. Silvio Berlusconi, presidente del Consiglio, ha dichiarato:

Esprimo profonda amarezza e rammarico per la decisione del Presidente Lula di negare l'estradizione del pluriomicida Cesare Battisti nonostante le insistenti richieste e sollecitazioni a ogni livello da parte italiana. Si tratta di una scelta contraria al più elementare senso di giustizia. Esprimo ai familiari delle vittime tutta la mia solidarietà, la mia vicinanza e l'impegno a proseguire la battaglia perchè Battisti venga consegnato alla giustizia italiana. Considero la vicenda tutt'altro che chiusa: l'Italia non si arrende e farà valere i propri diritti in tutte le sedi.

Amorim, ministro degli Esteri, ha inoltre fatto sapere che il governo italiana ha intenzione di utilizzare "immediatamente tutti i possibili margini offerti dall'ordinamento giuridico brasiliano per ottenere nei tempi più rapidi la sospensione della procedura di scarcerazione di Cesare Battisti".

L'Italia lavorerà per far sì che il Tsf verifichi l'incompatibilità della decisione presidenziale con la sua stessa precedente sentenza del novembre 2009 che aveva negato i presupposti per la concessione a Battisti dello status di rifugiato.

Sulla vicenda si espresso anche il ministro della Giustizia, Angelino Alfano:

Il ministero della Giustizia si è sempre mosso nella cornice disegnata dal diritto romano secondo cui ’Pacta sunt servanda’. Purtroppo, questo alto principio di legalità, che non è nelle disponibilità di alcuno, è stato gravemente ignorato, incrinando così la credibilità e l’efficacia delle leggi e dei trattati internazionali. Non si comprende per quale ragione il presidente Lula eccepisca l’articolo 3 del Trattato bilaterale, secondo il quale ci potrebbe essere un aggravamento della condizione personale dell’estradando che, nel caso in esame, è stato regolarmente condannato dalla giustizia italiana perché colpevole di efferati omicidi.

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