Caso Simone Renda: a processo magistrati e agenti per omicidio volontario

Rinvio a giudizio per le 8 persone - poliziotti, funzionari del carcere, guardie carcerarie e un magistrato, tutti cittadini messicani - ritenuti responsabili della morte del bancario leccese Simone Renda, 34 anni, deceduto il 3 marzo 2007 in Messico nel carcere di Playa del Carmen, dopo due giorni di detenzione. Saranno processati secondo la legge italiana.

Si tratta del primo caso in cui in Italia viene applicata la Convenzione di New York del 1988 la quale prevede, nel caso di trattamenti disumani e degradanti, che sia la giurisdizione del Paese della vittima a perseguire i responsabili, su richiesta del Ministro della Giustizia come previsto dall’articolo 3 della legge 498 del 1988.

Il 34enne, che si trovava a Playa del Carmen per un periodo di vacanza, era stato arrestato il 1° marzo del 2007, nel giorno in cui avrebbe dovuto ripartire per l’Italia, nell’albergo in cui alloggiava. La sua unica colpa sarebbe stata quella di avere avuto un malore. Per questo sarebbe uscito in mutande dalla sua camera d’albergo chiedendo aiuto agli altri ospiti. Solo che al posto dei sanitari in hotel arriverà la polizia turistica che, dopo tre ore, porterà Renda nel carcere municipale, distante solo poche centinaia di metri dall’albergo.

Il bancario rimarrà in cella per 42 ore, invece delle 36 che sarebbero state disposte dal giudice, e il 3 marzo morirà, stroncato da un infarto. Per l’accusa si è trattato di un omicidio volontario posto in essere «sottoponendo Renda a trattamenti crudeli, inumani e degradanti al fine di punirlo per una presunta infrazione amministrativa durante la sua detenzione nel carcere municipale di Playa del Carmen». La prima udienza si svolgerà il prossimo 28 aprile in Corte d’Assise a Lecce.

Gli imputati sono Francisco Javier Frias e Jose Alfredo Gomez, agenti della polizia turistica di Playa del Carmen; Gomez Cruz, responsabile del’ufficio ricezione del carcere; Pedro May Balam e Arceno Parra Cano, vicedirettori del carcere; Luis Alberto Landeros e Najera Sanchez Enrique, guardie carcerarie; Hermilla Valero Gonzalez, giudice qualificatore.

«E' stata una battaglia che Simone meritava. Una battaglia oltreoceano che ho affrontato da sola con le mie forze», ha commentato ieri la madre di Simone Renda, Cecilia Greco, dopo la decisione del gup del Tribunale di Lecce Vincenzo Brancato. «Simone - ha aggiunto la donna - mi chiamava mamma-coraggio e forse gliel'ho dimostrato ancora una volta. Simone con questa sentenza non morirà mai, la sua memoria rimarrà per sempre, perchè adesso tutti potranno fare appello a questa sentenza per poter avere giustizia».

Via | La Gazzetta del Mezzogiorno

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