'Ndrangheta, 12 arresti per voto di scambio nell'operazione Reale 3


La cosca Pelle di San Luca avrebbe condizionato il voto nelle elezioni del 29 e 30 marzo scorsi per il rinnovo del Consiglio regionale della Calabria. In manette sono finite questa mattina 12 persone indagate per associazione mafiosa e corruzione elettorale aggravata dalle finalità mafiose. Gli arresti sono stati effettuati dai carabinieri del Ros e del Comando provinciale di Reggio Calabria.

"Al centro dell'indagine - spiegano i militari dell'Arma in una nota - gli incontri tra il boss Giuseppe Pelle e alcuni candidati che, in cambio di voti assicurati alla 'ndrangheta illecitamente raccolti, avrebbero dovuto garantire alle imprese di riferimento della cosca l'aggiudicazione di alcuni importanti appalti pubblici ed altre utilità. I particolari dell'operazione saranno resi noti nel corso di una conferenza stampa che sarà tenuta presso il comando provinciale di Reggio Calabria alle ore 11.00 odierne".

Tra gli arrestati, scrive CN24Tv, ci sarebbero anche il consigliere regionale Santi Zappalà, Pdl, e altri 4 politici: tutti candidati del centrodestra alle ultime regionali. Dopo i casi di Siderno e San Procopio un altro terremoto giudiziario su presunti legami tra 'ndrangheta e politica che questa volta arriva direttamente a Palazzo Campanella, sede del Consiglio regionale della Calabria. L'inchiesta, denominata Reale 3, è stata coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria.

Ma chi è Giuseppe Pelle? Eccone un profilo, tracciato dalla Gazzetta del Sud in occasione della prima fase dell'operazione Reale scattata ad aprile:


Giuseppe Pelle è figlio di Antonio, alias "'Ntoni Gambazza", vertice indiscusso della omonima cosca. Catturato il 12 giugno 2009, dopo dieci anni di latitanza, il vecchio boss era stato ristretto nella casa circondariale di Catanzaro. Scarcerato il 3 novembre successivo per incompatibilità col regime carcerario, il giorno successivo decedeva all'ospedale di Locri.La latitanza e la successiva cattura di Antonio Pelle, nonché il concomitante stato di detenzione del figlio maggiore, Salvatore (arrestato il 10 marzo 2007, dopo 10 anni di latitanza, e condannato in via definitiva a 14 anni per associazione finalizzata al narcotraffico), sancivano il ruolo di preminenza in seno alla famiglia del secondogenito, Giuseppe. Il provvedimento di fermo emesso dai procuratori aggiunti Nicola Gratteri e Michele Prestipino, e dai sostituti Giovanni Musarò e Maria Luisa Miranda, si fonda sulle conversazioni registrate nei mesi scorsi, da febbraio ad aprile all'interno dell'abitazione di Bovalino.

(...)Le intercettazioni ambientale hanno confermato che Giuseppe Pelle, dopo la morte del padre, ha assunto il comando dell'omonima 'ndrina, operante a San Luca, Bovalino e comuni limitrofi. L'indagine ha, inoltre, confermato che nella famiglia, intesa come unità di base della 'ndrangheta, la linea di successione al comando é strettamente legata all'anzianità anagrafica e coinvolge solo gli uomini.Le conversazioni registrate nell'abitazione di Pelle permettevano innanzitutto di accertare l'esistenza e l'attualità della 'ndrina di San Luca, nonché di constatare che essa costituisce un vero e proprio punto di riferimento per le cosche operanti nel mandamento jonico; emblematici, in tal senso, gli episodi relativi alla nomina del nuovo capo locale di Roghudi o a una tentata tentata estorsione che sarebbe perpetrata da Giorgio Macrì, personaggio indicato quale appartenente alla cosca operante in Condofuri. Le operazioni tecniche e il parallelo servizio di video-sorveglianza consentivano di accertare che esponenti di altissimo livello della criminalità organizzata reggina come Rocco Morabito, figlio del "Tiradritto" e il reggino Giovanni Ficara, indicato come il capo della cosca Ficara-Latella, si recavano a casa di Giuseppe Pelle per discutere di questioni relative agli equilibri esistenti fra le cosche della 'ndrangheta.


Via | CN24Tv

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