Un giorno in pretura, il processo Scazzi: quinta puntata del 25 maggio 2013

Nel sabato di Rai3 torna l'appuntamento con Un giorno in pretura: in onda la quinta puntata sul processo di Avetrana, che ha visto condannate all'ergastolo, in primo grado, Sabrina Misseri e Cosima Serrano per l'omicidio di Sarah Scazzi

Sabato notte 25 maggio è andata in onda la quinta delle sei puntate dedicate da Un giorno in pretura al processo Scazzi, che vede imputate - e condannate all'ergastolo in primo grado - Sabrina Misseri e Cosima Serrano. La puntata è stata dedicata interamente a Michele Misseri, proprio come era accaduto nella seconda parte del processo, ma se in quel caso l'uomo, chiamato dalla procura, si era avvalso della facoltà di non rispondere, in relazione alle proprie responsabilità, questa volta su richiesta della difesa delle imputate parla e dice la sua verità sul delitto e su ciò che è accaduto dopo, quando si è lasciato andare a quattro versioni differenti dei fatti.

Ricordiamo che in questo processo Michele Misseri è imputato per occultamento di cadavere, e che se, nelle precedenti versioni del delitto, ha accusato e coinvolto sua figlia Sabrina, non ha invece mai accusato sua moglie Cosima. La difesa di Sabrina parte con le domande, e Michele racconta la giornata dell'omicidio, da quando è tornato dalla campagna a quando ha tentato di aggiustare in cantina il suo trattore, che di partire proprio non ne voleva sapere. Conferma quindi tra le lacrime di essere stato lui ad uccidere Sarah, senza una spiegazione plausibile, parlando di un raptus. A questo punto il suo legale rimette il mandato e viene nominato un nuovo avvocato, l'ennesimo.

La difesa di Sabrina chiede quindi conto a Misseri delle sue diverse versioni dei fatti e delle sue ritrattazioni. Sulla seconda versione del delitto, quella con la quale accusa per la prima volta sua figlia, rilasciata nel primo sopralluogo nel garage, Michele racconta di non ricodare molto, perché era imbottito di farmaci e tranquillanti. E qui c'è uno scontro tra l'accusa e l'uomo: il pm cerca di dimostrare, con uno degli infermieri del carcere, che in occasione del sopralluogo Misseri non ha assunto farmaci, ma l'imputato nega con forza che quella sia la verità.

Quando poi viene chiesto conto a Misseri delle varie verità e ritrattazioni, ecco che l'uomo chiama in causa Roberta Bruzzone, la criminologa nominata dall'avvocato Galoppa consulente tecnico di parte, accusandola di averlo convinto a mentire. Va precisato che per queste sue dichiarazione la Bruzzone lo ha denunciato per calunnia, e ora pende un diverso procedimento per questo fatto.

La Bruzzone viene sentita come testimone dell'accusa, racconta come Galoppa la contattò per proporle la consulenza e di come poi sono andate avanti le cose, con la confessione del 5 novembre 2011, quella in cui l'uomo accusò Sabrina del delitto. Misseri però nega, e dice che è stata proprio la dottoressa a convincerlo di cambiare poi di nuovo la confessione, facendogli dire che era stata Sabrina a uccidere Sarah, ma si era trattato di un incidente mentre giocavano a cavalluccio.

Alle domande del pm Buccoliero a Misseri, sul perché abbia accettato di mentire, lui risponde che Galoppa e la Bruzzone lo hanno convinto a fare ciò che volevano loro. Secondo lui l'avvocato e la consulente hanno fatto tutto questo per farsi pubblicità.

L'accusa ripercorre quindi i tempi e le modalità del delitto, così come raccontati da Misseri, per dimostrare che il suo racconto non regge. In aula Michele mostra anche la corda con la quale avrebbe ucciso Sarah, trovata in garage, precisando che non sa se è un pezzo di quella corda, o proprio la stessa, certamente è simile.

Si passa poi a parlare delle modalità dell'occultamento del cadavere e anche dei comportamenti di Misseri seguenti, che hanno portato al suo arresto. Si deve poi stabilire il movente del delitto, al quale l'imputato non sembra dare spiegazione, ma che secondo la difesa di Sabrina è un chiaro movente sessuale, come affermato nella prima confessione dell'uomo. Per questo viene chiamata a testimoniare la sorella minore di Cosima e Concetta, Salvatora. È proprio quest'ultima, in aula, a raccontare di presunte molestie subite da Michele quando era ragazzina. C'è da dire che nessun altro in paese, né vicini né parenti, chiamati a testimoniare dall'accusa, hanno mai avuto sentore di nulla.

Anche questa puntata si conclude e la Petrelluzzi fa presente che sabato prossimo, nell'ultima parte dedicata a questo processo, verranno rappresentate e messe a confronto le tesi di accusa e difesa, in modo che i telespettatori possano farsi un'idea di come si sono svolti i fatti.

Un giorno in pretura, il processo Scazzi quinta puntata

Un giorno in pretura, il processo Scazzi quinta puntata
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