Tecniche investigative: identificare i resti umani. Le grandi lezioni apprese dagli eventi dell'11/9


Nella storia delle stragi niente aveva preparato la comunità forense americana all'arduo compito di identificare le numerose vittime degli attacchi terroristici al World Trade Center di New York dell'11 settembre 2001. Il numero delle vittime, le condizioni dei resti e la durata delle operazioni di recupero hanno reso la loro identificazione la più grande sfida forense mai affrontata negli Stati Uniti.

Inizia così l'interessante articolo "Identifying Remains: Lessons Learned From 9/11", scritto da Nancy Ritter per il National Institute Of Justice Journal, dedicato proprio alla titanica impresa, durata oltre 5 anni, dell'identificazione di tutte le vittime dell'attentato al WTC.

Fondamentale in questa serie di operazioni è stato il KADAP (Kinship and Data Analysis Panel, che potrebbe essere tradotto con "Commissione per l'Analisi dei Dati e della Parentela"), creato dal National Institute Of Justice con lo scopo di coordinare le operazioni di raccolta dei dati ed analisi, gestire le numerose agenzie e gli istituti coinvolti, gestire le relazioni con i parenti delle vittime e qualunque altra attività logistica fosse necessaria.





Solo per farvi capire la mole di lavoro affrontato, questo è l'elenco parziale delle agenzie e delle università membri del KADAP:

National Institutes of Health Human Genome Research Institute, FBI, National Center for Biotechnology Informatics, National Institute of Standards and Technology, Armed Forces Institute of Pathology, New York State Police Department, New York City Office of the Chief Medical Examiner, University of Central Florida, Carleton University, Harvard University, Yale University, Indiana University, the University of North Texas, the University of California, Johns Hopkins University e numerosi altri istituti privati.

Come funziona l'identificazione tramite analisi del DNA?
L'analisi del DNA è il metodo più efficace, e anche il più costoso ed elaborato, per l'identificazione di resti umani. Generalmente, se possibile, si preferisce utilizzare altri metodi, come impronte digitali, voglie sulla pelle, tatuaggi, calchi dentali e via dicendo.

Non sempre tutto questo è disponibile e, come nel caso del WTC, si è dovuto procedere quasi esclusivamente tramite analisi del DNA.



Per poter procedere col DNA, però, è necessario avere un campione con cui comparare quello prelevato dai resti umani.

Il campione di riferimento può essere ottenuto:
1. da oggetti personali usati dalla vittima (spazzolino da denti, pettine, rasoio...)
2. campioni biologici depositati nelle apposite banche (sperma, cordoni ombelicali, tessuti frutto di biopsie etc.)
3. parenti biologici delle vittime
4. resti umani precedentemente identificati

Ma, quando si ha a che fare con quasi 3mila vittime, la raccolta dei campioni non è così semplice.

Per fare un esempio, spesso chi viaggia in aereo porta con sé pettine e spazzolino e in caso di disastro aereo è facile che questi oggetti vadano distrutti.


Oppure, visto che molte famiglie viaggiano insieme, potrebbe essere difficile rintracciare un parente consanguineo.

Senza contare il numero di persone che, in lutto per aver perso i loro cari negli attentati, hanno scelto di non partecipare alle operazioni di identificazione.

Il KADAP si occupa anche di questi problemi. Entra in gioco entro 48 ore di distanza dal disastro e fornire un rapporto con una lista di domande fondamentali:

A chi farà rapporto questo laboratorio? Chi si occupa della raccolta? Come verranno raccolti e catalogati i campioni? Quanti kit per la raccolta dei campioni comparativi sono disponibili per i familiari delle vittime? Come si procede in caso di dati incompleti? Il laboratorio riuscirà a gestire la grande quantità di dati? e via dicendo.

Viene quindi preparato un piano di identificazione. Questi sono alcuni dei problemi più importanti da tenere in considerazione:

Quanto è importante il DNA per l'identificazione?

In base alla condizione media dei resti umani, si stabilisce qual è il metodo più efficace e veloce. Se ci sono corpi interi, è preferibile evitare il DNA e procedere con procedure meno costose come i raggi X, impronte digitali etc. Si cerca di calcolare approssimativamente la frammentazione media di ogni vittima (qui un esempio della scheda) e solo successivamente si decide.



Si identificherà ogni frammento o ogni persona?

Si può decidere di identificare tutti i resti umani presenti sulla scena del disastro o di identificare tutte le vittime conosciute.

Se si procede con quest'ultima, quando l'ultima vittima viene identificata, l'analisi del DNA viene interrotta. Eventuali altri resti umani presenti sulla scena verranno ignorati e, ovviamente, non restituiti alle famiglie.

La prima opzione, invece, prevede che venga analizzato ogni frammento di resti umani presente sulla scena. Va da sé che questa procedura è ben più lunga e costosa. Il sindaco di New York, Rudolph Giuliani decise di procedere con quest'ultimo metodo.

Qual è la dimensione minima di un frammento da prendere in considerazione per l'analisi?

Altro punto da stabilire prima dell'inizio della raccolta: generalmente la dimensione varia da 1 a 10 centimetri. Resti umani sotto quella dimensione vengono scartati. La decisione viene presa tenendo in considerazione tre punti:
1. massimizzare la possibilità che tutte le vittime vengano identificate
2. considerare i bisogni emotivi della famiglia e degli amici delle vittime (più piccole sono le dimensioni del resto da analizzare, più alta è la possibilità che il defunto venga ricomposto nella sua interezza)
3. fornire informazioni forensi rilevanti.



Va poi stabilito il numero di tentativi da fare per identificare uno dei resti e la soglia da raggiungere per considerare valida l'identificazione.

Quanto devono durare le operazioni di recupero dei resti umani?

In caso di incidente aereo le operazioni di raccolta possono concludersi entro 2 settimane. Da quel momento hanno inizio le analisi. Nel caso del World Trade Center, invece, si è dovuto procedere in modo differente. Le analisi sono iniziate quasi parallelamente alle operazioni di raccolta, durate oltre dieci mesi.

Era impensabile, infatti, attendere tutto quel tempo e, solo ad operazione di raccolta terminata, iniziare ad analizzare. Questo avrebbe allungato ulteriormente i tempi, incontrando così il disappunto dell'opinione pubblica e delle famiglie delle vittime, chiamate a fornire i campioni di riferimento.



Quanto dureranno le analisi?

Ogni laboratorio coinvolto nelle operazioni di analisi deve compilare una scheda in cui viene specificato quanto impiegheranno, presumibilmente, a svolgere quell'incarico. In questo modo, una volta raccolte tutte le schede dei vari laboratori, si può prevedere quando sarà conclusa la titanica impresa dell'analisi dei resti.

Un altro fronte da tenere in considerazione, come dicevamo prima, è quello dell'opinione pubblica, che generalmente conosce ben poco di tecniche di analisi e di raccolta dati.

A questo proposito è necessario prepararsi a rispondere a domande come: quante vittime sono già state identificate? Avete già identificato i terroristi? Quando manca ancora alla fine? Perché ci state mettendo così tanto? Riuscirete ad identificare tutte le vittime? Come sono le condizioni dei resti? etc.

Del tutto simile è il rapporto da tenere con le famiglie delle vittime. A questo scopo, in occasione del disastro del WTC, è stata realizzata una brochure, "Identifying Victims Using DNA: A Guide for Families", che potete visionare a questo indirizzo.



Quello che si è appreso in questi cinque anni di analisi è stato raccolto in un rapporto del KADAP dal titolo "Lessons Learned From 9/11: DNA Identification in Mass Fatality Incidents", disponibile a questo indirizzo.

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