Ergastolo al pescatore che fornì il tritolo per le stragi mafiose del 1993

Nel giorno in cui ricorre il 21esimo anniversario della strage di Capaci, è stato condannato all’ergastolo Cosimo D’Amato, il pescatore siciliano di 68 anni che secondo l’accusa reperì il tritolo usato sul continente da Cosa nostra durante la stagione delle stragi del 1993. In particolare D’Amato ha fornito il tritolo per le bombe di Firenze, Milano e Roma (10 morti, 5 a nel capoluogo toscano, 5 in quello lombardo). Il pescatore palermitano è anche indagato a Caltanissetta, con l'accusa di aver fornito il tritolo per la stessa strage di Capaci in cui morirono, il 23 maggio del 1992, il giudice Giovanni Falcone, la moglie e i tre agenti della scorta.

L’attentato inaugurava la strategia stragista di Cosa nostra nei confronti di chi l’aveva sempre combattuta in prima linea e nei confronti delle Istituzioni, con l’intento di costringere parte di esse, attraverso contatti con ufficiali dell’Arma, a scendere a patti con i boss per l’abolizione del 41 bis e per tutta una serie di richieste allo Stato che sarebbero contenute nel cosiddetto papello. Questo secondo le indagini che hanno portato, nel marzo scorso, al rinvio a giudizio degli imputati nel procedimento sulla trattativa Stato-mafia, apertosi a Palermo.

A fare il nome di D’Amato è anche il pentito Gaspare Spatuzza. Il 68enne è stato condannato con rito abbreviato dal gup di Firenze, Mario Profeta. Soddisfazione a metà per la sentenza è stata espressa da Giovanni Maggiani Chelli, presidente dell'Associazione dei familiari delle vittime della strage dei Georgofili:

Un altro mafioso all'ergastolo, siamo soddisfatti, ci auguriamo che non ce ne siano altri impuniti. Per chiudere il cerchio mancano i mandanti esterni. I processi, anche questo dimostrano che Spatuzza è attendibile. L'unica punta di rammarico è che, con la condanna con il rito abbreviato, D'Amato non avrà il 41bis e, con ogni probabilità, troverà il modo di alleviare l'ergastolo.

La difesa del pescatore palermitano aveva puntato sul fatto che non c’era prova che D'Amato sapesse a cosa sarebbe effettivamente servito l'esplosivo. Il legale dell'imputato, avvocato Corrado Sinatra, stamattina nell’aula bunker a Firenze aveva chiesto l'assoluzione per il suo assistito:

L'unica circostanza in cui Spatuzza dice con certezza che c'era Cosimino e che gli indicò la barca dove ci sarebbe stato l'esplosivo, era nel 1992. Quella vicenda non rientra in quelle trattate in questo processo. Anche in quella occasione, comunque, non c'è prova che  D'Amato sapesse a cosa sarebbe servito l'esplosivo. Le stragi non erano ancora avvenute. Per gli anni successivi non è dimostrato che sia stato D'Amato ad indicare al cugino Cosimo Lo Nigro dove andare a recuperare l'esplosivo.

Il gup ha invece accolto in pieno le richieste della pubblica accusa formulate dai pm di Firenze Giuseppe Nicolosi e Alessandro Crini che avevano chiesto l'ergastolo. Secondo gli inquirenti il pescatore aveva recuperato il tritolo dagli ordigni bellici trovati nei fondali marini siciliani.

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