Processo Eternit, morto l'industriale De Cartier: il 3 giugno la sentenza d'appello

Il maxi processo Eternit perde uno dei due imputati principali. Il barone belga Jean Louis Marie Ghislain De Cartier De Marchienne, l'industriale di 92 anni già condannato a 16 anni di carcere per disastro doloso e omissione dolosa di misure infortunistiche, è deceduto la notte scorsa nella sua villa in Belgio, a pochi giorni di distanza dalla sentenza d'appello, prevista per il prossimo 3 giugno.

Con la sua morte, notificata in queste ore agli uffici giudiziari, il processo che si sta celebrando davanti alla Corte d'Appello di Torino non dovrebbe subire alcuna ripercussione. La posizione di De Cartier, va da sé, verrà stralciata per decesso dell'imputato e il procedimento proseguirà per l'altro imputato, il miliardario svizzero Ernest Schmidheiny, 66 anni, già condannato a 16 anni di carcere.

Se è vero che il decesso del barone - amministratore delegato della multinazionale Eternit dal 1966 al 1978 e presidente del consiglio d’amministrazione fino al 1986 - non influirà sul corso del processo arrivato ormai alle battute finali, è altrettanto vero che le ripercussioni sui risarcimenti alle parti civili potrebbero essere importanti, almeno per la quota che spettava direttamente a De Cartier. Cesare Zaccone, difensore del barone, ha spiegato:

Produrrò un certificato di morte alla corte, la quale a quel punto dichiarerà che il reato è estinto per morte del reo, viene meno tutto anche disposizioni civili, gli eredi però mantengono la responsabilità nel caso in cui le vittime facciano una causa in civile. Rimane in piedi anche la responsabilità della sua società, la Etex.

De Cartier era stato già condannato a versare una provvisionale di 80 milioni di euro alle parti civili. Parte di questo risarcimento spettava proprio alla Etex, che in caso di nuova condanna non potrà sottrarsi al pagamento. La parte di De Cartier, invece, andrà pretesa dai suoi eredi tramite una causa civile, come spiegato anche da Bruno Pesce, coordinatore dell'Afeva, l'associazione dei familiari delle vittime dell'amianto:

È una notizia che ci colpisce, anche perché arriva a pochi giorni dalla sentenza. Ma noi continueremo ad andare avanti. Non per accanimento, ma per dovere […] Per quel che riguarda gli indennizzi alle parti civili, i nostri legali per adesso ritengono che resteranno validi gli obblighi della società Etex, quella direttamente riconducibile a De Cartier, anche se forse sarà necessaria una causa civile. Il nostro messaggio, comunque, è di tenere duro e di continuare su questa strada. Il problema dell’amianto è di portata mondiale. Miete più vittime degli infortuni sul lavoro, ma molti Paesi continuano a produrlo ed impiegarlo. Il processo di Torino è un tentativo del nostro Stato, del nostro sistema, di creare giustizia anche a costo di scomodare interessi enormi.

La prossima udienza del processo è in programma per lunedì 27 maggio, mentre la sentenza di secondo grado - che a questo punto riguarderà soltanto Ernest Schmidheiny, accusato anche lui di accusati di disastro doloso e omissione dolosa di misure infortunistiche - è attesa per il 3 giugno.

Foto © Getty Images - Tutti i diritti riservati

  • shares
  • Mail