Sacra Corona Unita: 11 arresti a Brindisi e in Albania


Sono undici gli arresti effettuati dai carabinieri del ROS nella provincia di Brindisi e in Albania, in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa su richiesta della Procura distrettuale antimafia di Lecce.

I destinatari delle misure cautelari sono accusati di associazione mafiosa, estorsioni aggravate dal metodo mafioso e associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti.

Le indagini dei militari hanno riguardato molteplici attività illecite poste in essere da clan della SCU, la Sacra corona unita, operanti a Mesagne e in altri comuni brindisini: mercato della droga, estorsioni, ma anche remunerativi interessi nel gioco lecito.

Gli arrestati - riferiscono gli investigatori - avevano ricostituito la struttura di vertice della Sacra corona unita fondata da Giuseppe Rogoli (ne parlavamo qui) al quale continuavano a fare riferimento.

A gennaio la moglie del boss ergastolano era stata nuovamente arrestata. Il mese successivo in manette era finito Massimo Pasimeni, ritenuto in passato uno dei capi della Scu. Dalla Gazzetta del Mezzogiorno:

Torna in carcere «Donna Mimina», la 57enne Domenica Biondi, moglie del fondatore della Sacra corona unita Giuseppe Rogoli. La notizia, pure nell’aria da qualche giorno, ha destato la città di sorpresa. La donna si è costituita presso la caserma dei Carabinieri di Mesagne, accompagnata dal proprio avvocato Antonio Poci, consegnandosi nelle mani del maresciallo dell’Arma Gabriele Taurisano. Domenica Biondi dovrà scontare un residuo di pena di 5 mesi e 18 giorni in ottemperanza ad un ordine di carcerazione emesso dalla Corte di Appello di Bari per il reato di associazione mafiosa, a causa di una operazione che la vide coinvolta nel lontano 2001.


(...) Un fulmine a ciel sereno per parenti ed amici, abituati ormai a vedere «Mimina» come una brava massaia, compita donna tutta casa e famiglia. «Solleveremo un’eccezione di costituzionalità: il processo “dorme” per 4 o 5 anni, poi scatta l’arresto e stravolge la vita di una persona abituata ad una vita comune», dichiara ancora Poci (il legale della donna, ndr). Intanto si alimenta il dibattito tra i cittadini sullo stato dell’arte del sistema criminale mesagnese, apparentemente «in sonno» nonostante alcuni segnali allarmanti rilevati nell’ultimo anno: dal brutale omicidio di Carlo Salati, alias «Menza Recchia», ancora oggi impunito, fino alla fucilata di cui è stato destinatario la scorsa settimana il pregiudicato Francesco Palermo.
 

Nel 1989 a Mesagne venne assassinato il fratello del boss Pino Rogoli:


La vittima era a bordo della Y10 della moglie, solo per una fortuita coincidenza ieri mattina non era uscito con l' Alfetta blindata che usava costantemente dal 4 febbrario di quest' anno, da quando cioé fuggì ad un primo attentato. Rogoli si stava recando in uno dei due supermercati di sua proprietà. Gli inquirenti valutano due ipotesi. L' aggressione potrebbe essere estranea all' operazione di polizia dell' altra notte e trattarsi di un regolamento di conti nell' ambito del mercato di stupefacenti; sembra infatti che a Rogoli venisse imputato uno sgarro su un quantitativo smerciato diversamente dagli accordi fissati con una banda napoletana. Più credibile sembra tuttavia una seconda ipotesi: il blitz di martedì notte avrebbe inferto un duro colpo al gruppo dirigente della Sacra Corona Unita; i rivali di Pino Rogoli, uccidendone il fratello, avrebbero voluto dare la stangata decisiva all' intera organizzazione.

Sempre negli archivi di Repubblica si legge della maxi operazione del 2001 contro la malavita organizzata brindisina:


Le indagini, coordinate dalla direzione distrettuale antimafia di Lecce, fanno luce su più di 10 anni di crimini, di traffici illeciti e di omicidi spietati ed efferati. Tutti commessi da un' organizzazione, nata sulle ceneri della vecchia mafia pugliese, radicata sul territorio a tal punto da contare centinaia e centinaia di affiliati; capiclan o semplici "manovali" del crimine arrestati ieri mattina in un' operazione, seconda in Italia, per numero di provvedimenti eseguiti, soltanto a quella che portò al primo maxiprocesso alla mafia siciliana a Palermo: 164 le ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip del Tribunale di Lecce, Ercole Aprile, 142 quelle notificate da polizia, carabinieri, uomini della Dia a pregiudicati e non, residenti nel brindisino o in altre regioni d' Italia. A Mesagne innanzi tutto, dove nei primi anni '80, Giuseppe Rogoli fondò la Sacra Corona Unita, e dove venti anni più tardi, si è consumato lo strappo tra il fondatore della mafia pugliese e i suoi uomini più fidati. I mesagnesi Antonio Vitale, Massimo D' Amico e Massimo Pasimeni, e Massimo Cinieri, di Manduria, erano loro, dicono oggi i magistrati della Dda, i nuovi capiclan della malavita organizzata. Dal carcere impartivano ordini, gestivano tutti i traffici illeciti.

(...) Ad agire a Brindisi, a Mesagne, San Vito dei Normanni, Francavilla Fontana era l' ultima generazione della mafia pugliese, "la più arrogante, violenta e sanguinaria", dice il prefetto Antonio Manganelli. Quella che non esitava ad uccidere innocenti. Tra gli otto omicidi, commessi dal '90 al 2000 nel brindisino, e sui quali l' inchiesta coordinata dal magistrato dell' antimafia Leonardo Leone De Castris, fa luce, c' è anche quello di Aldo Mazzotta, vittima inconsapevole nell' agosto di un anno fa di un agguato. Fu ucciso a Brindisi, ma il vero obiettivo dei killer era Roberto Gorgoni. Le indagini spiegano i moventi di quei fatti di sangue, riconducibili ai contrasti tra clan, svelano i nomi dei mandanti e degli esecutori. La storia di quella che oggi ama definirsi Sacra Corona Libera viene ricostruita nero su bianco nei provvedimenti cautelari, grazie anche alle dichiarazioni dei nuovi collaboratori di giustizia.

E due giorni fa a Porto Cesareo (Lecce) gli agenti della Squadra mobile di Brindisi e del commissariato di Mesagne (Brindisi) aveno arrestato Alessandro Campana, 35 anni, di Mesagne, indagato per un tentato omicidio. All'uomo è stato notificato un provvedimento di inosservanza degli obblighi della sorveglianza speciale alla quale è sottoposto dall'anno scorso:

Campana, insieme al fratello Francesco, è indagato per il tentato omicidio di Vincenzo Greco, 35 anni, anche lui di Mesagne, compiuto il 13 luglio scorso. Davanti alla villetta la polizia ha trovato una moto di grossa cilindrata che si sospetta possa essere stata usata proprio per l'agguato a Greco. Secondo gli investigatori, i fratelli Campana sarebbero esponenti emergenti della Sacra Corona Unita brindisina e l'agguato a Greco potrebbe essere stato un messaggio trasversale al fratello di quest'ultimo, Leonardo, attuale collaboratore di giustizia.



Via | La Gazzetta del Mezzogiorno

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