Recensioni - Le piste dell'attentato

Chi lo dice che i migliori noir sono stranieri? Certo, ci sono casi eclatanti dove il personaggio ha addirittura soppiantato il creatore (è il caso di Sherlock Holmes, che ha fatto nascere attorno a se una vera e propria realtà alternativa tanto che non si è più sicuri se le sue origini siano letterarie o reali), ma in Italia le menti brillanti non sono da meno.

Una di queste menti se ne va a spasso sotto i portici di Bologna. E' Loriano Macchiavelli. Si guarda attorno. Osserva una città dall'apparenza pulita ed aperta. Un microcosmo pieno di vita. Ma nell'intrico dei chiaroscuri dei portici Macchiavelli vede la città in maniera diversa. Le zone d'ombra creano un reticolo di storie che vengono illuminate con il passare delle ore o dei giorni. Ma vi sono punti dove il sole non arriva. Storie non svelate. Realtà nascoste dove è difficile addentrarsi. "Ma sarà possibile svelare queste realtà?"

La risposta gli balena nella mente. Chiara e semplice. "E' possibile, a patto che ci si serva di uno strumento adatto"
1974. Bologna. Città universitaria di estrazione "rossa" dove la polizia è sempre vista con sospetto. Per le strade si aggira l'auto 28 guidata da Felice Cantoni. Al suo fianco Sarti Antonio, sergente. Eccola la risposta di Macchiavelli. Il suo strumento per far luce su quelle zone d'ombra.

Un questurino. Così viene definito spregiativamente. Un semplice questurino. Con pochi soldi e un intuito normale. Ha solo tre cose che lo caratterizzano: la colite, il caffè e una memoria portentosa. Sono i tratti che Loriano Macchiavelli attribuisce al suo personaggio per identificarlo.
Così ce lo presenta. Come un uomo all'apparenza insignificante, senza una vita privata e senza altri interessi. E' più che sufficiente. Il questurino diventa uno dei fenomeni della letteratura di genere degli ultimi anni.
"Le piste dell'attentato" è l'esordio. E' notte, e Sarti Antonio, sergente, è di pattuglia. Normale routine, se non fosse per una bomba che squassa il silenzio dei colli bolognesi. Una stazione di comunicazione dell'Esercito salta in aria. Le vittime sono quattro. Pochi minuti dopo la strage un'auto tenta di forzare un posto di blocco. I tre occupanti vengono fermati. Sembra fatta. I responsabili non possono che essere loro. Per una città che vuole un colpevole. Per la questura. Per tutti ma non per Sarti Antonio. Qualcosa non torna, e lui non ci sta a bersi le spiegazioni di comodo. Vuole andare a fondo.
Inizia ad indagare, e questa attività lo porterà a scontrarsi con i suoi superiori. Poco male. E' il suo lavoro, e deve farlo per forza. Non sa fare altro. Del resto non deve saper fare altro se non portare un po' di luce sotto quei portici. Con caparbietà e tenacia, le uniche caratteristiche che deve avere un uomo come lui.
A distanza di 32 anni Sarti Antonio, sergente, continua ad indagare e ad affascinare i lettori resistendo agli attentati (quando Macchiavelli tenta di abbandonare il suo personaggio con il libro "Stop per Sarti Antonio" ed è poi costretto a furor di popolo a tornare sulla sua decisione) ed ai soprusi dei suoi capi, mantenendo inalterato il rapporto con una città che ama e con un pubblico che lo adora.

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