Amstetten dovrebbe annegare nella vergogna

“Amstetten dovrebbe annegare nella vergogna”. Non sono parole nostre, le potete trovare nell’editoriale di uno dei maggiori quotidiani austriaci, l’Österreich. E anche l’altro quotidiano di riferimento, Der Standard non è certo tenero con il paese teatro degli orrori: “L’intera comunità dovrebbe domandarsi come sia potuto succedere”.

La cantina degli orrori e il quarto di secolo di incesti e violenze che Josef Fritzl ha perpetrato indisturbato sulla figlia non sarebbero potuti accadere senza una (consapevole o meno) complicità da parte della moglie, dei vicini, del paese e delle autorità.

Una moglie che crede ciecamente al fatto che la figlia fuggita di casa recapiti ogni tanto qualche bambino da accudire. Una moglie e dei vicini che non si domandano mai, per 24 anni, cosa succeda nel labirintico scantinato costruito da Fritzl. Autorità scolastiche che non si chiedono mai perché i figli di Josef siano sempre così scostanti, solitari, poco socievoli. Autorità che non controllano minimamente un uomo capace di avere ben 7 figli con sua moglie e altri 7 con la figlia, di cui 4 adottati e fatti vivere in casa.

Passano le ore, i giorni, e i particolari di questa vicenda lasciano il mondo intero incredulo. Le prime foto della prigione sotterranea sono terribili, stanzine strettissime nelle quali una donna e i suoi figli (rispettivamente di 19, 18 e 5 anni) non hanno mai visto la luce del sole, ricevevano poco cibo e vestiti e tentavano comunque di condurre un qualche tipo di vita “normale” con il poco che avevano. Soffitti alti 1 metro e 70, condizioni igieniche disastrose, pareti che trasudavano umidità e una donna che non ha mai ricevuto nessun aiuto medico nel partorire ben 8 figli.

Ora le autorità si domandano cosa fare della madre e dei figli che non hanno mai conosciuto la società civile e, ancor di più, cosa fare di un uomo di 73 anni che è reo confesso di stupri, violenze, incesto, rapimento, tortura, segregazione e occultamento di cadavere. Voi cosa fareste?

Fonte: The Independent

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