Mafia, Treviso: arrestato Vito Zappalà, latitante a Mogliano Veneto


Lo hanno preso al termine della sua seduta giornaliera di jogging, per le vie di Mogliano Veneto (Treviso). Qui Vito Zappalà, catanese di 61 anni, stava trascorrendo la sua latitanza. L’uomo è stato tratto in arresto dagli uomini della Mobile e dello Sco di Catania in collaborazione con i colleghi della Squadra Mobile di Treviso. Stava rientrando nell’abitazione dove dimorava.

Era ricercato dal 1999, da quando si era sottratto all’arresto per sfuggire ad una condanna a 29 anni di reclusione per i reati di spaccio e traffico di sostanze stupefacenti con l'aggravante delle modalita' mafiose. Le indagini sono state coordinate dal sostituto procuratore della Dda etnea, Francesco Testa.  Dal Giornale di Sicilia:


Zappalà è stato bloccato in via Barbiero, nei pressi dell'abitazione di una donna che lo ospitava, la cui posizione é ora al vaglio degli inquirenti. Nell'appartamento gli agenti hanno sequestrato alcuni telefoni cellulari e documenti falsi: una patente straniera e un passaporto italiano. Zappalà è considerato facente parte di un'associazione dedita allo spaccio e al traffico di droga, operante tra il Belgio e l'Italia.


L'organizzazione è legata secondo gli investigatori al clan dei Laudani che opera nella zona nord di Catania e nella fascia jonica della provincia etnea.

Dell’arresto, nel 2008, di Michele Di Mauro, detto "mussi di ficurinia" - espressione con cui si indicano anche i membri del clan -, si legge su Sicilia on line:


In manette sono finiti i catanesi Michele Di Mauro, 60 anni, detto "mussi di ficurinia", ritenuto elemento di spicco del clan Laudani, e Vito Censabella, 44 anni, indicato come affiliato al clan "Sciuto-"Tigna". I due devono scontare l'ergastolo in quanto ritenuti definitivamente responsabili dei reati per i quali erano stati gia' condannati dalla Corte d'Assise di Appello di Catania. Di Mauro, che gia' annovera precedenti per rapina, fabbricazione e detenzione di materie esplodenti, e' stato riconosciuto responsabile di associazione mafiosa e dell'omicidio di Salvatore Messina, avvenuto il 15 gennaio del '90 in via Donato Bramante, a Catania. Censabella, pregiudicato per rapina, porto abusivo di armi, ricettazione, e' stato riconosciuto colpevole del reato di associazione mafiosa e dell'omicidio di Vincenzo Ferone, padre di Giuseppe, inteso "cammisedda", avvenuto il 31 marzo del '95, del duplice omicidio di Sebastiano Cali e Maurizio Flaccomio e del tentato omicidio di Francesco Rizzo, fatti commessi il 14 settembre '95 in via Pensabene, a Catania.

I Laudani, segretamente appoggiati dai Santapaola, negli anni '80 e '90 furono impegnati in una sanguinosa faida contro il clan Pillera. Erano tempi in cui a Catania vigeva "la logica dello sterminio" come raccontato da alcuni pentiti. "I gruppi di fuoco vanno a caccia e quando incontrano qualcuno della cosca rivale lo eliminano. Un ping-pong mortale che sembra non avere mai fine" e che in un solo anno, nel '91, arrivò a provocare 121 morti ammazzati.

Foto | Flickr

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