Antologia Noir: "Il mistero del falco" (The Maltese falcon)

Giusto una premessa...A che servono questi articoli? Se dobbiamo andare a cercare gli errori dei film basta fare una bella ricerca su Google. Che cosa ci differenzia dagli altri? Una cosa fondamentale: la spiegazione! Ce ne andremo a spasso per le pellicole a capire cosa c’è che non torna e perché non ce ne siamo mai accorti. Magari tenteremo di capire come mai il regista non ha rigirato la scena.

Insomma, sarà un tentativo di carpire ai registi i segreti della loro narrazione. Un bel gioco, ma attenti! E' un gioco che potrebbe avere delle controindicazioni. Se amate il cinema dopo potreste non vederlo più come un tempo. E di questo io non voglio essere responsabile. Pensateci bene prima di andare avanti. È una strada che, una volta intrapresa, non permette il ritorno…

Definito uno dei migliori 25 film della storia del cinema, “The Maltese falcon” fu girato nel 1941 da John Huston, che voleva replicare il successo letterario del libro di Hammett sul grande schermo. La cosa non appariva facile, e anche un regista capace come Huston (al suo primo film, ma che aveva già lavorato come sceneggiatore e conosceva i meccanismi narrativi) si rese conto che la sfida sarebbe stata parecchio ardua. Dopo il salto c'è uno spezzone che vi consiglio di vedere...

In passato infatti erano stati già realizzati due adattamenti del romanzo, entrambi dei flop. La Warner pertanto assegnò un budget limitato al regista, che decise di mantenere il film quanto più possibile simile al romanzo, e di servirsi di alcuni attori che garantissero carattere e professionalità: Humphrey Bogart (che sostituiva George Raft) e Peter Lorre.

Finito il casting, si trattava solo di mettere il tutto in scena. Una cosa semplicissima se non fosse stato per il budget limitato (il film viene girato quasi completamente in interni) e per la necessità di tradurre lo stile di Hammett (che viene definito unico) nel primo vero film noir americano.

Huston lavorò febbrilmente al soggetto, ma come tutti i registi in fase di realizzazione si trovò a dover fare i conti con parecchi problemi.
In molti casi li eliminò, in altri scese a compromessi. Sono proprio questi compromessi quelli che ci interessano di più, ed è proprio su questi che andremo a lavorare.

Siete pronti? Molto bene! Iniziate a guardarvi questo video:

e gustatevi (eh sì, in lingua originale; ci serve anche questo) questo breve spezzone. Non barate però. Guardatevelo bene. Studiatelo e tentate di capire cosa può aver attirato la mia attenzione. Se la individuate riassumetela in un’unica parola.

Non preoccupatevi del tempo. Io vi aspetto qui.

Allora? Ci siete arrivati? SPAZIO!
Questo è ciò che voglio farvi notare adesso, ma se avevate notato altro tranquillizzatevi. Effettivamente nello spezzone ci sono parecchie cose che non tornano, ma quello di cui voglio discutere è come il regista gestisce lo spazio a seconda delle proprie esigenze.

Quando pensiamo ad una scena immaginiamo una stanza, una cabina telefonica o un teatro di posa all’interno del quale si svolge una particolare azione. Persone che si muovono. Oggetti che si spostano. Discussioni. Tutto avviene all’interno di uno spazio prefissato. Uno spazio che, nella nostra vita di tutti i giorni, è fisso ed immutabile.

Peccato che nel cinema queste regole non valgano...Non ci credete? Mhh…. Come posso fare per farvi ricredere? Ma sì, che sbadato! C’è il filmato. Andate a rivedere quando Humprey Bogart colpisce Peter Lorre e lo spedisce sul divano. La scena si svolge con entrambi gli attori in piedi che camminano da destra verso sinistra.

OK fermo immagine! Guardate la lampada. È bella ferma in corrispondenza dell’ultimo vetro. Che succede adesso? Bogart colpisce Lorre (fate finta di non vedere l’occhiolino che quest’ultimo fa a Bogey) e si siede di fianco a lui per poterlo perquisire. Prende dalla sua tasca un oggetto e lo poggia sul mobiletto di fianco alla lampada che… OPS! La lampada non è dove dovrebbe essere. E’ molto distante dai due, tanto che Bogey deve allungarsi per poter poggiarvi gli oggetti.

Credete sia finita? Andiamo avanti…Bogart poggia i vari oggetti alla sinistra della lampada ed inizia ad esaminarli con calma. Passaporti, biglietto del teatro, e via dicendo. Tutto bene (o quasi visto che quando li aveva poggiati erano a sinistra della lampada ed ora sono a destra). E’ praticamente a ridosso degli oggetti, mentre poco prima si doveva allungare per poterveli poggiare.

Poi accade qualcosa: Lorre si riprende e Bogart si alza. Allora? Cosa è successo? E’ stato tutto spostato. Il divano. Gli attori. Tavolino e lampada. Tutto più avanti di una vetrata. Alzi la mano chi l’aveva notato. E adesso le due domande più importanti: perché quel comodino è stato spostato? E perché non l’abbiamo notato?

Bhè, non ero li a quel tempo, ma credo di poter dare un paio di spiegazioni convincenti.
Se rivediamo la scena notiamo che quando Bogart si siede l’inquadratura è dal basso verso l’alto.
Taglio!L’inquadratura viene modificata. Adesso la telecamera (o mdp: acronimo di macchina da presa) è posizionata più in alto, così da permettere allo spettatore di vedere cosa viene poggiato sul mobiletto (opportunamente messo in luce, cosa che prima non era stata fatta).

E qui il regista deve scegliere. Eh si, perché si è reso conto che se lascia il mobiletto dov’è Bogart dovrà ruotare di 180° prima di riuscire ad arrivarvi e comunque il pubblico non potrà vedere cosa sta facendo in quanto lo stesso corpo dell’attore coprirà il mobiletto. Che fare? Houston, che è un regista furbo, decide che è un problema da poco. Basta spostare (come infatti fa) il mobiletto più avanti, tanto non verrà notato da nessuno.
Ed infatti è così.

Nessuno nota nulla poiché siamo concentrati sull’azione. Vogliamo sapere che cosa scoprirà il grande Bogart e Huston lo sa. Preferisce quindi non rigirare la scena ma cambiarla. Ecco, proprio questo è ciò che intendo per “giocare con lo spazio”. Le cose si muovono se servono a rendere la scena più corretta per il pubblico. E non parlo solo di un mobiletto, ma di stanze, di luci, di tutto quanto sia possibile o impossibile, compresi il giorno e la notte (vedremo anche questo).

Mi sembra abbastanza, no? in buona parte sì, ma voglio farvi notare un’altra cosa che è mutata profondamente: i dialoghi. Quanto parlano? Parecchio, soprattutto rispetto ai dialoghi attuali, che sembrano degli sms. A quel tempo invece i dialoghi la facevano da padroni. Fiumi di parole per dare spiegazioni, per spiegare quello che ancora non era dato dire.

Perché? Per esperienza. A suo tempo il pubblico non era come quello attuale. Molte cose andavano spiegate per bene, altrimenti il rischio che non si capisse era altissimo. Proprio parlando di dialoghi mi rendo conto di aver detto fin troppo, eppure ci sono parecchie altre cose che non tornano in questa scena, ma vorrei che me le faceste notare voi.

Avanti, non barate. Cosa avevate notato all’inizio del gioco?

  • shares
  • Mail
2 commenti Aggiorna
Ordina: